Articoli di Arti Marziali, Martial Arts, Self Defense, difesa personale, combatives, close combat, CQC, weapons, armi.    Ci proponiamo inoltre di seguire preparazione fisica, physical training, mental training coaching, knife fighting, combattimento con il coltello. Si potranno avere info e shop su video, riviste, coltelli, equipaggiamento sportivo.   Troverete le seguenti Arti Marziali: Silat, Serak, Harimau, Jeet Kune Do, Jun Fan Gung Fu, Non Classical Gung Fu.  C’è anche il Combatives, Cqc, Kali, Arnis, Ekrima, Panglipur, Warriors Eskrima, Sayoc Kali, Modern Arnis, Scherma.  Questi stili sono adatti per Self Defense e usano Kung Fu, lotta, Boxe, grappling, BJJ, Muay Thai, Krav Maga, Kapap.   E’ possibile inoltre paraticare soft air, weapons, knife fighting, scherma di coltello, scherma occidentale. Il sistema contiene Panantukan, Blade Actitude, Combat taining, Kombat training, ginnastica militare.    Anche altri stili quali Mande Muda, Maphilindo Silat, Sera, Pukulan Pentjak Silat, Pukulan Penchak Silat, Balintawak, Inosanto La Coste Kali. Si esaminano tra agli altri Lameko Eskrima, Lameco Eskrima, Arnis Koredas, Doce Pares, Cimande, Cicalong,  Kombat, Combat, Pamachan,Cidepo, Cidemba.    Troverete tecniche di Serada Eskrima, Larga Mano. Maestri Bruce Lee, Ted Wong, Peter Chin, Tommy Gong, Bram Frank, Inosanto.   Nel Kali e Silat Edgar Sulite, Eric Kruk, Herman Swuanda, Florian Lahner, Hock Hocheinem.   Nel JKD Tim Tackett, Chris Kent, Taky Kimura, Jesse Glover, WNG, Wednesday Night Group, Joaquin Marcelo, Dan Inosanto. E nel Silat  Cecep, Pak Vic, Victor De Thouars, Horacio Rodriguez.  Inoltre Edessa Ramos, Krishna Godhania, Pamana Tuhon, Chris Sayoc, Jimmie Sayoc.

 

 

Wing Chun con Sifu Marcello Senes

Summa Maxima è anche Wing Chun ….. e ai massimi livelli, con la discendenza diretta del GGM Ip Man. L’erede designato dei figli del GGM Ip Man, Gm Ip Chun (94 anni) e Gm Ip Chin (86 anni) è il GM Samuel Kwok, ambasciatore internazionale da qualche decennio del più puro Wing Chun, così come è stato codificato dal GGM Ip Man.  GM Samuel Kwok è anche stato nostro indimenticabile e prestigioso ospite al MARTIAL HERO 2018, in cui oltre a dare grande prova delle Sue eccezionali capacità di insegnate, ha contribuito in modo significativo al successo dell’evento.  Il nostro socio fondatore Si-Fu Marcello Senes, è erede diretto del GM Samuel Kwok,  con il quale ha completato un minuzioso studio del Wing Chun ed ha ottenuto l’ingresso nella Sua Famiglia, l’assegnazione del Suo cognome (il nome cinese di Si-Fu Marcello Senes è infatti Kwok Ming Kong 郭明剛) e l’iscrizione come Si-Fu erede del suo lignaggio presso la VTA, il massimo organismo internazionale per il Wing Chun, con sede ad Hong Kong.

Al fine di adoperarsi per una migliore diffusione del Wing Chun nel nostro Paese il 2 dicembre a Milano Si-Fu Senes ha tenuto a Milano l’appuntamento annuale del raduno Istruttori e Assistenti Istruttori della della Samuel Kwok Wing Chun Martial Art Association Italia, di cui appunto Si-Fu Marcello Senes ne è Direttore Tecnico Nazionale-

 

Per partecipare ai corsi di formazione sono necessari particolari requisiti, in quanto la scelta dei candidati avviene dopo un’attenta selezione, che si perfeziona non solo nella verifica diretta della motivazione e della predisposizione del candidato all’apprendimento tecnico del sistema, ma anche nella valutazione delle capacità del candidato di riuscire a trasmettere l’arte preservando gli alti standard della Scuola del GM Kwok.

La formazione di Istruttori ed Istruttrici qualificati nella Samuel Kwok Wing Chun Martial Art Association Italia è un compito molto impegnativo. Selezionare le giuste persone, soprattutto in base alle doti caratteriali e mentali, è alla base della filosofia della Samuel Kwok Wing Chun Martial Art Association Italia.  Si-Fu Senes ritiene infatti che, se l’esperienza tecnica può sempre migliorare grazie al tempo ed alla pratica, non necessariamente altrettanto può avvenire per l’animo della persona, che deve quindi rivelarsi appropriato sin dall’inizio.

La certificazione all’insegnamento viene rilasciata in seguito ad una formazione continuativa composta da esami tenuti sotto la Commissione della SKWCMAA ITALIA presso la Sede Nazionale.

La durata della preparazione necessaria allo studente per accedere all’esame è sempre a discrezione insindacabile del suo Si-Fu.

Insegnare significa saper fornire chiari, idonei ed efficaci strumenti per la difesa personale, materia assai sensibile e delicata, i cui tempi di ricezione da parte dei candidati sono assolutamente soggettivi e differenti per i vari candidati. Non è certo una gara a chi arriva prima, ma piuttosto una crescita individuale favorita e rafforzata dalle dinamiche di gruppo e soprattutto dai programmi tecnici consolidati della Samuel Kwok Wing Chun Martial Art Association Italia

MARTIAL HERO AWARD 20-21 October 2018

Summa Maxima Warriors Arts e i suoi partner da più di 13 anni hanno promosso la crescita in alcune Arti Marziali come Silat, Kali-Arnis-Eskrima, Jeet Kune Do, Kyusho e Combatives, con alcuni dei migliori Grandi Maestri in quelle discipline. L’idea principale era di dare a tutti la possibilità di studiare con i migliori per diventare […]

HARIMAU SILAT: Intervista a Guru Erik Kruk

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Nell’ampio panorama dei Maestri di Silat apparsi negli Stati Uniti ad inizio secolo, sicuramente merita una menzione particolare Guru Erik Kruk  (già definito da alcune riviste specializzate “la gemma nascosta del Silat statunitense”)

Il suo approccio al Silat ed in particolare allo stile Harimau non è convenzionale, pur traendo origine dalla sua forma più tradizionale, studiata a lungo in Indonesia.

Caratteristica peculiare dell’Harimau di Guru EriC Kruk è la tremenda efficacia nel Close Combat e l’abbandono di ogni fronzolo legato alla tradizione.  In sintesi uno stile di Close Combat potente, tremendamente efficace ed aggressivo, votato all’attacco e al creare il panico nell’avversario sin dall’inizio, attraverso azioni non convenzionali portate al massimo della velocità ed efficienza di movimento. Ma lo stile è anche un gioco fine di strategie, dove però il combattimento a terra, tipico degli stili tradizionali è utilizzato solo per il breve tempo di sorprendere l’avversario e finalizzarlo.

 

Riportiamo il seguente articolo nella forma di intervista, avvenuta in più occasioni

 

Guru Kruk quali sono a suo avviso le caratteristiche principali per essere un buon studente:

G.E.K.: l’umiltà, la dedizione e la capacità di sacrificio

Non importa se si è Grandi Maestri o grandi industriali, il primo atteggiamento mentale deve essere quello dell’umiltà con tutti. La dedizione è ciò che consente grandi progressi , infatti nulla può essere acquisito in poco tempo e ciò richiede anche sacrificio, perché allenarsi ai nostri giorni spesso non è facile e comunque l’Harimau richiede grande impegno fisico e capacità anche di accettare il dolore fisico.

 

Come ha iniziato la pratica delle Arti Marziali

G.E.K.:  ho iniziato in Arizona, a Phoenix, studiando WING CHUNG KUNF FU per un anno, poi ho studiato con Sifu Paul Marrero WU-WEI GUNG FU,  il JKD, il KALI e il MANDE MUDA PENKAT SILAT per circa 6 anni. La passione per il Silat mi ha spinto a trasferirmi in Indonesia, dove grazie a mio moglie (Mia Kruk, riferisce alla Fam Reale) sono stato introdotto all’HARIMAU scuola BARINGIN SAKTI PENKAT SILAT

 

Per quale ragione ha scelto il  BARINGIN SAKTI PENKAT SILAT

G.E.K.:  mi ero recato in Indonesia per studiare il Mande Muda, dato che ero rimasto affascinato da Guru Herman Swanda conosciuto negli Usa grazie al mio Maestro Paul Marrero, ma poi sono rimasto estasiato dall’approccio realistico e dall’efficacia del Harimau Baringin Sakti, stile capace di adattarsi a qualsiasi aggressore

 

Quali sono le caratteristiche dello stile?

G.E.K.:  Lo stile è basato su movimenti istintivi, ma impostati su tecniche precise, che prevedono

diversi metodi di attacco, che comprendono ginocchiate, colpi inferti con il palmo della mano, calci e manipolazioni cervicali, caratteristiche del sistema.  Gli attacchi sono inflitti con tanta velocità e ferocia da lasciare nell’impossibilità di reagire l’aggressore.

Un esperto di Harimau può velocemente lottare a terra, rialzarsi e cambiare posizione per confondere quelli che lo attaccano.

 

La polemica sta  rovinando le Arti Marziali?

G.E.K.:  ci saranno sempre i polemici nelle Arti Marzili e possono probabilmente arrecare disturbo in vari modi. Comunque chiunque mi conosce sa che non  ho tempo per polemiche e gossip Suppongo che alcune persone hanno più tempo di altre per questi futili discorsi.

Le arti marziali ci sono sono state tramandate nella speranza che restassimo umili e per la possibilità di crescere come esseri umani in tutti gli aspetti della vita

Ritengo sia molto importante per un insegnante non farsi coinvolgere nelle discussioni polemiche, occuparsi dei propri affari, concentrarsi sull’addestramento e trasmettere la propria conoscenza.

Molti di noi oggi non sarebbero dove sono senza l’aiuto di altre persone, ma le persone tendono a dimenticarlo con il tempo e ci saranno sempre gelosi o invidiosi degli altri

Personalmente preferisco guardare oltre e dare per primo l’esempio, in modo tale che le persone possano imparare dalle mie azioni e non dalle mie parole

 

Ha mai usato il suo stile nella vita per difendersi o per lavoro?

G.E.K.: Ho svolto attività di bodyguard e controllo di alcune attività sensibili in Indonesia, che mi hanno portato spesso ad utilizzare quanto appreso nel combattimento.  Nel periodo in Indonesia ho anche addestrato i     , corpi speciali Indonesiani che si addestrano nella Jungla.   Nella mia vita privata, ma ormai molti anni fa, ho avuto modo di utilizzare l’Harimau e verificarne l’indubbia efficacia nel sorprendere ed annientare anche più avversari

 

Cosa pensa delle armi da taglio, Lei insegna anche tali armi?

G.E.K.:Ho codificato uno stile a parte che ho chiamato South West Knife Tactical Systems che si occupa proprio dell’utilizzo delle lame, strumento che mi ha sempre affascinato.  In tale sistema, che trae origine dalla mia esperienza personale nel combattimento, ho unito l’utilizzo delle lame dell’Harimau con i principi appresi in alcuni stili di Arnis e la conoscenza di alcuni sistemi di coltello più tipicamente statunitensi.

 

Data la Sua esperienza in contesti di rischio reali il suo approccio considera anche l’utilizzo delle armi da fuoco?

G.E.K.: nello stato in cui vivo, Arizona, il porto delle armi è ampiamente consentito e dato anche le attività che ho svolto nel passato mi sono appassionato anche di tale settore, per cui ho maturato ampia esperienza nell’utilizzo delle più diverse armi da fuoco, dalle pistole alle armi a ripetizione. Mi alleno in poligoni speciali e spesso nelle zone desertiche del mio paese con esperti del settore.

Certamente il mio approccio reale al combattimento considera quindi anche le armi da fuoco e per questo ad esempio con il coltello assumiamo determinate guardie e posture e consideriamo spesso il coltello un’arma di backup, ma di grande rispetto

 

Ritiene che ai giorni nostri sia importante apprendere un buon sistema di difesa personale e che alcuni allievi si avvicinino alla sua Scuola per questo?

G.E.K.:  Da sempre la conoscenza di un buon sistema di difesa personale è a mio avviso importante ed è evidente che le situazioni di pericolo che si possono verificare sono ampie e spesso non controllabili anche ai giorni nostri.  Certo il tipo di rischio varia molta a seconda del contesto sociale e della nazione a cui si fa riferimento.  In Italia ad esempio non vi è la diffusione delle armi da fuoco che vi è nel mio paese, per cui la conoscenza di sistemi che prevedono l’utilizzo delle  sole armi del corpo umano e al limite di armi da taglio e percussione ha maggior rilevanza.  Comunque certamente molte persone sia nel mio Paese che all’estero sentono l’esigenza di imparare a difendersi in modo efficace e come insegnate di un sistema forgiato nel combattimento reale, reputo necessario indirizzare tali persone verso non solo verso solido stile tecnico come l’Harimau ma anche capace di creare la giusta mentalità e abilità a reagire alle aggressioni, lo studente infatti deve in primis acquisire l’abilità di non aver paura di fronte un‘aggressione e  agire in modo reattivo.

Con il tempo gli studenti acquisiscono tale filosofia e predisposizione mentale e quindi attraverso l’addestramento imparano a gestire diverse situazioni.

Per mia esperienza l’istinto naturale e le abilità affinate, sono elementi inscindibili che consentono di sopravvivere ad uno scontro reale, non la teoria

Diversi allievi si avvicinano alla mia Scuola comunque semplicemente perchè affascinati dallo stile e dall’efficacia in combattimento dell’Harimau Baringin Sakti

 

Lei è favorevole allo studio anche di altri Sistemi o richiede che i suoi studenti rimangano votati solo all’Harimau?

G.E.K.:  Quello che richiedo è umiltà, impegno e rispetto e  ritengo invece che lo studio di altre discipline possa arricchire.  Anche io nel passato ho praticato diverse altre Arti Marziali,

prima di approdare al BARINGIN SAKTI PENKAT SILAT e  applico tuttora diversi

concetti degli stili studiati, tuttavia ritengo che gli studenti debbano avere un solido back ground

prima di confrontarsi con altri stili.  Il problema è che al giorno d’oggi spesso gli studenti saltano da

un sistema all’altro, senza avere la pazienza di apprendere uno stile a fondo.

 

Che ruolo ha l’Harimau nella sua vita quotidiana?

G.E.K.:  l’Harimau gioca un ruolo importante nella mia vita. Principalmente mi ha insegnato ad essere un guerriero silenzioso. Faccio la vita di tutti i giorni lavorando e prendendomi cura della mia famiglia e allenandomi.  Quando devo usare le mie conoscenze vengono però fuori naturalmente, non ho bisogno di pensarci e questo per il lavoro svolto in molti anni di duro allenamento e studio. Il tempo e la costanza e la pazienza forgiano il guerriero.

Lo stile Harimau mi ha insegnato ad essere umile a supportare gli altri oltre e mi ha offerto

la possibilità di sostenere con attività filantropiche alcune associazoni Indonesiane che si occupano di aiutare i bisognosi.

L’addestramento mi ha inoltre dato consapevolezza dell’ambiente e delle persone che mi circondano.  Osservare attentamente i gruppi di persone e decifrare le loro intenzioni o le loro caratteristiche è diventata un’attività spontanea e naturale, ma ritengo assai utile nel mondo odierno così violento

 

Quanto è importante il Silat per gli Indonesiani?

G.E.K:  Il Penkat Silat ha un ruolo molto importante nella comunità indonesiana.

Il Silat, assieme alla musica, la danza e la cultura tradizionale, costituisce un aspetto fondamentale della vita degli  indonesiani, divenendo qualcosa in più di un’ arte marziale.

Il Silat è praticato in Indonesia da centinaia di anni ed è stato usato dagli indonesiani per difendersi durante le varie invasioni straniere.   Al giorno d’oggi è comune per i bambini delle scuole elementari praticare il Silat nelle aule scolastiche e comunque è anche usato come divertimento nei villaggi dove le persone non possiedono radio o televisioni. Molti appassionati viaggiano da tutte le provincia per assistere alle dimostrazioni dei maestri e di Silat.

Il Silat, trasmesso di generazione in generazione, ha dato grande onore al popolo indonesiano.

 

Consiglia di recarsi in Indonesia per studiare il Silat?

G.E.K:  Per uno straniero è molto difficile approcciare in Indonesia un insegnate di Silat, spesso l’arte più autentica viene mantenuta per tradizione all’interno di gruppi ristretti e agli occidentali viene presentata solo l’espressione più esteriore, quella legata a posizioni e forme.   Io sono stato molto fortunato, perchè mia moglie, indonesiana, era già introdotta su certi ambienti.

Comunque consiglio a tutti un viaggio in Indonesia, per capire la cultura, il carattere e la gentilezza di un popolo così speciale.   Ogni tanto organizzo in Indonesia dei viaggi di studio con pochi studenti fidati e a loro dico sempre “tornati a casa non saranno più le stesse persone”.

 

Percè il BARINGIN SAKTI PENKAT SILAT  è un’Arte Marziale cosi efficace?

G.E.K.: La semplicità è probabilmente l’elemento che rende così efficace il BARINGIN SAKTI

PENKAT SILAT.  Pilastri di tale efficacia a mio avviso sono:

– allenamento costante su poche tecniche semplici ma efficaci

– attenzione al footwork, per allenarsi ad uscire dagli attacchi dell’avversario o penetrarne velocemente la guardia

– concentrazione costante all’attacco e allenamenti speciali nell’abbattere la guardia dell’avversario

–  abilità di cambiare i livelli di attacco

– utilizzo di tecniche e strategie non convenzionali

–  potenza dei colpi ed estrema efficacia delle tecniche nell’annientare l’avversario

– abilità di gestire anche il combattimento a terra

–  costruzione nell’allievo di una predisposizione mentale all’attacco

Il controllo del  respiro e il rilassamento muscolare e mentale sono consentono agli studenti di muoversi e colpire con grande velocità e potenza, di portare a terra l’avversario e a non andare in

panico quando sono attaccati. Questo sistema è nato per affrontare aggressioni

multiple.

Come Maestro di BARINGIN SAKTI PENKAT SILAT devo insegnare onestamente alle persone la brutale efficacia del sistema, anche in un contesto di combattimento reale o da strada in cui ho acquisito ampio esperienza.

 

Nell’Harimau Baringin Sakti si studiano molte forme?

G.E.K.:  nell’Harimau che insegno non ci sono forme o Jurus, tutto deve essere infatti libero di fluire a seconda dell’avversario e dei suoi movimenti. L’attenzione è data all’allenamento costante di tecniche base con i principi che ho menzionato, anche seguendo delle semplici routine.

 

Come è possibile apprendere l’Harimau Baringin Sakti

G.E.K.:  Ho un programma organizzato in moduli, per cui ben strutturato, ma gli allievi devono studiare diversi anni per acquisirli pienamente.  Non è semplicemente un programma mnemonico, l’obbiettivo è infatti formare dei combattenti in contesti reali.

Insegno anche privatamente nella mia palestra in Arizona e comunque tengo nell’anno diversi seminari negli States per formare gli studenti nell’arte dell’Harimau e diffondere la cultura indonesiana.

Ho anche una base in Europa, in Italia, nella magnifica Venezia, dove ho avviato molti anni fa un corso istruttori.  L’anno scorso il corso è stato completato da tre studenti, all’ inizio erano in 20, ma confido che altri si aggiungano nel futuro. Ad ogni modo  chi è interessato all’Harimau può contattarmi direttamente o fare riferimento a Guru Marco Bellani (Summa Maxima Warriors Art), che tra l’alto mi ha anche accompagnato in Indonesia e so che sta organizzando in proposito un nuovo gruppo.

L’ETIMOLIGIA NELLE ARTI MARZIALI FILIPPINE

 

L’ETIMOLOGIA NELLE ARTI MARZIALI FILIPPINE
di Francesco Corradino

Quando un appassionato di arti marziali, si avvicina al mondo delle arti filippine, per prima cosa (che diciamola tutta, può capitare ogni volta che ci accostiamo a tutte le arti provenienti dal continente asiatico) con cui dobbiamo confrontarci sono le terminologie.
La differenza tra le Arti Filippine e il Kung Fu o il Karate, sta nel fatto  sostanzialmente in questo caso non abbiamo solo un problema di memorizzazione, ma anche di verifica della fonte.

Mi spiego meglio, imparare i nomi cinesi, è solo questione di memorizzazione, poi li stessi li ritroverete sia nella lingua parlata o in altri stili. Nelle arti marziali filippini, potrete imbattervi nella spiacevole circostanza che la stessa parola abbia significati differenti tra i vari stili filippini, molte volte, alcuni danno significati differenti.
Ecco perché molte volte diventa importante la fonte, per capire il significato da attribuire, ed ecco che questo articolo non vuole essere un semplice vocabolario sulle tecniche filippine, quello lo potete trovare semplicemente su un qualsiasi motore di ricerca, ma si vuol disquisire sulla provenienza del termine.
Iniziamo dalle tre parole che indentificano gli stili e cioè Arnis – Kali ed Eskrima, per molto tempo si è creduto che la sua diffusione del termine dipendeva dalle regioni in cui ti trovavi nelle Filippi ne, Eskrima al nord, Arnis al centro, Kali al sud.

In realtà si scoprì che non è esattamente così, cerchiamo di individuare le etimologie delle tre parole, partendo proprio dall’Eskrima:
La versione più accreditata attribuisce al termine Eskrima una filippizzazione del termine spagnolo esgrima, usato dagli spagnoli per distinguere le tecniche filippina di scherma. Alcuni  Maestri asseriscono che è usata per identificare quei sistemi monotematici, che usano un solo tipo di arma, a differenza della maggior parte degli altri stili che hanno invece molte arre di studio nel combattimento.

La versione più accreditata della parola Arnis colloca la sua derivazione nell’oggetto, ossia  “harnees de mano”, che è il nome del braccialetto conosciuto oggi come arnis de mano.  Tale oggetto è  usato per proteggere i polsi durante gli allenamenti con le armi.     Altri  invece asseriscono che l’Arnes, da cui deriva la parola, sia la veste usata dagli escrimatori per esibirsi in pubblico (come sapete quando le Filippine furono conquistate dagli spagnoli  venne proibito l’uso delle armi, per cui per molto tempo i filippini continuarono ad allenarsi simulando  forme teatrali).

Il termine Kali invece è quello più controverso, inizialmente si è creduto che nelle filippine, questo termine non esistesse, che fosse solo una occidentalizzazione dovuta all’esportazione del GM Dan Inosanto di tale Arte in tutto il mondo.  A supporto di tale considerazione si osservava che quando fu organizzato il primo torneo di Arti marziali Filippine, il termine usato fu Arnis e non Kali. Questa teoria fu subito smentita, quando si pote registrare il suo uso come termine di Arte Marziale, nel libro del 1954 di Placido Yamabao, che indicava l’etimologia dalla parola Kalis, come arma usata dagli antichi guerrieri .

Dan Inosanto nel suo libro definisce la parola Kali come la contrazione di due parole:  Lihok, letteralmente mano (o corpo) in movimento.
Recentemente, è uscito un nuovo documentario sulle Arti Marziali Filippine, dal titolo Kali means scrape (“Kali significa graffiare”), chissà non sia questo il vero significato della parola, invece di essere un titolo completamente figurativo.

Uno dei più grossi misconcetti, per non dire abusi, che possiamo trovare nelle FMA (useremo d’ora in poi per indicare le arti marziali filippine o l’Arnis- Kali- Eskrima) è l’uso della parola dumog, usata per ogni cosa tecnica a corta distanza.   In realtà dumog indica solamente la fase di close combat, cioè superficialmente lottare,  per cui  quando ad esempio applichiamo una leva  il termine kunsi è più inerente.   Dumog è l’equivalente di submission. Mentre le tecniche usate nella corta distanza, quali trapping e bloccaggi, vengono identificati con ipit e con walis, si indicano le spazzate mentre con buno le tecniche di spazzate
Le tecniche di lotta con le armi sono chiamate agaw, che è l’equivalente del nostro disarmo, mentre con warwok, si indica la restituzione dell’arma, mentre è ancora nelle mani dell’avversario.

In ogni corso che si rispetti la prima cosa che si insegneranno è la guardia (bantay), che può essere quella alta col bastone appoggiato sulla spalla (abierta ) o col bastone di fronte al petto, pronto ad essere usato di rovescio(serrada), il bastone probabilmente sarà il nostro primo compagno di viaggio, normalmente viene chiamato olisi, ma esistono tanti altri nomi, che dipendono dalle sue peculiarità: Baston,  pat pat, tukod, istik, pamalo, sika, ararog.
Dopo aver imparato gli attacchi base(cinquo tiros) potremmo addentrarci nella loro difesa(abecedario), probabilmente passeremo ad usare il doppio bastone e impareremo uno dei primi esercizi e cioè il sinawalli.

La traduzione di sinawalli, non è proprio così semplice, letteralmente significa sbandierare(ondulare), molti la traducono con armi incrociati, per indicare la peculiarità dell’esercizio.  Ad oggi tutti indicano con sinawalli qualsiasi esercizio con due bastoni, per cui ormai con sinawalli si intendono l’insieme delle tecniche col doppio bastone.

Dopo le tecniche, si potrebbe iniziare a studiare esercizi inerenti la fluidità, che è la peculiarità degli stili filippini.    Uno dei primi esercizi che si insegna è l’hubad lubud, letteralmente legare slegare, dove potremmo iniziare ad inserire le varie tecniche di colpi quali: siko (gomiti), tuhod (ginocchia), sipa (calci) songab(colpi di dita), gunting (colpi agli arti con un movimento a forbice) etc etc…

Un altro esercizio che insegna la fluidità è la sumbrada, che molti e traducono ombra (shanino), forse per via della somiglianza della parola con sombrero.   In realtà ormai la traduzione assodata è “contra to contra”, cioè ribattere colpo su colpo, rispondere ad ogni colpo, per far capire l’utilità dell’esercizio.  Molti identificano con sumbrada  il primo colpo di questa serie di tecniche (roof block = blocco tetto, parata con bastone obliquo sopra la testa a parare u fendente dall’allto al basso ) mentre la traduzione letterale del termine è più probabilmente  “saltare il fosso, rischiare”.

Protezione Personale – Marcello Giannola

Protezione Personale
Un Sistema di Difesa Globale
Adeguato alle Tue Esigenze Reali
di Marcello Giannola

*tratto dalla quarta di copertina del libro.

Questo testo, diligentemente redatto si rivolge a tutti coloro i quali sono impegnati nella propria vita quotidiana a vivere la città con le sue insidie ed i suoi pericoli.

In una società aggravata dalla crisi economica che diviene sempre più aggressiva e la quale ci pone davanti numerosi pericoli, l’unica via per potersi difendere è la presa di coscienza dei pericoli stessi.

Per far ciò occorre saperli riconoscere e quindi prevenirli. I consigli dell’autore divengono così, reali tecniche di protezione personale a 360°, dove le strategie evitano il confronto diretto nel quale non sempre se ne esce vittoriosi.

Il valore della propria vita e quella delle persone a noi care ci obbligano ad avere comportamenti adeguati alle situazioni, occorre essere in continuo movimento sempre pronti e duttili al cambiamento.

L’autore ci invita ad essere attenti osservatori, perchè è nella prevenzione la vera protezione personale.

Le abitudini comportamentali faranno la differenza nella nostra difesa così come l’acqua assume la forma del suo contenitore, dobbiamo essere in costante e vigile attenzione ai mutevoli cambiamenti della società.

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Presentazione

Il concetto di utilizzare sistemi di combattimento per proteggere se stessi e gli altri è stato ben presente nel corso della storia dell’uomo che, spesso, spinto dalla necessità, si è ingegnato per creare metodi di lotta che potessero aiutarlo in caso di pericolo e aggressione. Ho conosciuto il Maestro Marcello Giannola in uno dei tanti seminari che la F.I.J.L.K.AM. ha organizzato per la diffusione del metodo federale sull’autodifesa. Ho colto subito una sua particolare propensione tecnica ed una sempre presente attenzione sugli argomenti trattati e, attraverso gli incontri successivi, i colloqui più approfonditi ne hanno delineato la grande passione e conoscenza per la materia, rafforzando il piacere di parlare con lui.  La particolarità e l’ampiezza delle problematiche riguardanti la sicurezza, ne fanno un difficile e variegato terreno di confronto, spesso ispirato a correnti di idee in contrasto tra loro. Anche su questo sono state incentrate le nostre conversazioni, una delle quali è stata l’occasione per mettermi al corrente della stesura dell’opera che si apprestava a terminare. La lettura della bozza, man mano che le pagine scorrevano sotto i miei occhi, è stata occasione di continua, piacevole sorpresa e crescente interesse. Questo libro rappresenta un lavoro articolato, di grande complessità, meticoloso, completo, che si pone ai vertici di quanto oggi è possibile trovare in circolazione relativamente alle stesse tematiche illustrate. Ogni argomento è affrontato con grande rigore, anche attraverso l’ausilio della ricerca scientifica e con la competenza di chi, da anni, presta il suo impegno professionale nella Polizia di Stato a tutela della sicurezza della collettività. Sono stato particolarmente colpito dalla realizzazione del difficile equilibrio nell’illustrare e differenziare i momenti di prevenzione e di azione, frutto ben combinato di solide costruzioni tecniche ed umane. La prefazione, l’analisi geografica e sociologica delle aree metropolitane, l’esame statistico, la diversificazione del territorio, i documenti, gli agenti dei conflitti, la disamina delle situazioni di rischio, le rassegne giornalistiche, i documenti fotografici, le testimonianze, rappresentano pregevoli tessere incastonate mirabilmente a formare un prezioso mosaico. Così come viene ben evidenziata l’importanza di affrontare ogni situazione di rischio con il giusto spirito ed un’ideale condizione psicofisica, senza sottovalutare il pericolo e mantenendo una costante attenzione. Tutto questo senza eccedere nei concetti di presunta invulnerabilità ed eccesso di sicurezza che potrebbero inutilmente mettere a repentaglio la nostra ed altre vite umane. Grazie al Maestro Marcello Giannola per il grande contributo dato allo studio della difesa personale, alla società ed alla tutela del valore umano.

 Enzo Failla – Commissione Tecnica Nazionale M.G.A. – F.I.J.L.K.A.M.


Introduzione

Non è una novità  che grandi sobborghi e quartieri di periferia conosciuti per la concentrazione di atti criminosi, vengano utilizzati dalle grosse aziende di distribuzione, grandi magazzini ed altro, quali zone dove creare ed esercitare la loro professione ciò induce ai fruitori di questi grandi magazzini  a spostarsi verso la periferia delle città  per poter effettuare i loro acquisti esponendosi così a rischi risaputi quali essere vittime di ladri,drogati, rapinatori ed in casi peggiori violentatori e malviventi tutti.

Ma è tutta l’intera città  che diviene un rischio data la sua alta densità di popolazione che racchiude le razze e le tipologie più disparate, ciò comportando la tendenza al paradosso e cioè essere soli in mezzo a tanta gente; quello che però ci deve far riflettere non è tanto questo ma essere intanto coscienti e consapevoli che vi sono probabilità  di incontrare per la vostra strada persone apparentemente per bene che comunque potrebbero essere criminali in libertà condizionata, professionisti della truffa o del raggiro,borseggiatori  e per finire psicopatici, gente instabile e/o comunque nella totalità dei casi gente imprevedibile.

L’aumento della popolazione in ambito urbano, il degrado, la povertà diffusa creano quindi i presupposti ad una civiltà  imbarbarita comunque dal sistema economico attuale oltre che dalle proprie volontà  delinquenziali. Lo stato ed i vari governi che si susseguono sanno della necessità  di sicurezza che anno dopo anno à in continua crescita dovuta alla percezione di sicurezza dei cittadini molto più importante della sicurezza stessa. Causa delle politiche nazionali e locali non sempre il numero di poliziotti presenti nel territorio è adeguato ed in alcuni casi addestrato per far fronte alle  numerose richieste di intervento presso i centri urbani più densamente popolati.  Si rende necessario visto quanto detto in precedenza prendere coscienza della situazione esserne consapevoli e cercare, offrendo il meno possibile il fianco ai nostri oppositori, di essere parte attiva della protezione personale, familiare e domestica senza demandare questo compito così importante alle forze dell’ordine, le quali saranno nostre alleate sempre, ma purtroppo non costantemente presenti come vorremmo.

Volendo riassumere questo in due punti fondamentali:

  • essere parte attiva della mia protezione (non vittima passiva).
  • non demandare ad altri il delicato compito della protezione personale,familiare e domestica .  

detto questo e assimilato queste due semplici regole che ci accompagneranno lungo tutto questo nostro percorso formativo vi auguro che quanto esposto di seguito vi possa tornare utile per la vostra vita quotidiana e quella dei vostri cari.

…“ Nessuno può veramente garantire il futuro. La
cosa migliore da fare è prendere le misure, calcolare i
rischi, valutare la nostra capacità  di occuparsi di loro
ed attuare i nostri piani con fiducia.”…

Henry Ford II

…e ancora…

… “Ciò che separa vincenti e perdenti
è come un individuo reagisce ad
ogni svolta del destino ” …

Donald John Trump

INTERVISTA A PANGULONG GURO KRISHNA GODHANIA.

Guru, come si è avvicinato alle Arti Marziali Filippine?

KG – avevo solide basi in Karate e Box,  quando ho iniziato lo studio del Kali ed Eskrima e ciò mi ha consentito di trovare subito una buona confidenza con gli skills a mani nude delle Arti Marziali Filippine. Ciò che mi indusse allo studio del Kali fu un incidente che occorse ad un mio cugino, in seguito ad una aggressione con un coltello.  Mio cugino, sebbene fosse un abile combattente a mani nude, prese delle decisioni sbagliate nel difendersi contro un l’aggressione di coltello e ne pagò le conseguenze.  Nello stesso periodo avevo letto un articolo di Guru Dan Inosanto (nelle sue colonne mensili all’interno della rivista  Inside Kung Fu magazine) circa l’efficacia e l’utilità pratica delle tecniche filippine a mani nude contro coltello.

Erano gli anni ’80 e non c’era internet o DVD e anche i video su tale soggetto erano molto scarsi.

Contattai quindi Guru Bob Breen, le cui conoscenze in merito al combattimento con il coltello filippino erano e sono molto rispettate.  Dopo 4 anni di studio con lui iniziai i miei viaggi di ricerca nelle filippine, che mi portarono a studiare il Warriors Eskrima con il GranMaster Abner Pasa (www.warriorseskrima.it), un esponente molto esperto delle Arti Marziali Filippine.

 

Può raccontarci cosa la ha portata a studiare il Warriors Eskrima con Gm Abner Pasa invece degli altri stili di Arti Marziali Filippine?

KG –  prima di tutto Guru Bob Bremer qualificò Abner Pasa “Uno dei migliori schermitori con cui si era mai allenato”.  Bob si è allenato con molti grandi Schermitori Filippini ed io rispetto la sua opinione, per cui mi influenzò molto nella decisione.

Gm Abner Pasa, un uomo molto pratico, con molta esperienza di mondo reale e mente tattica, mi impressionò subito con le sue abilità e skills nello sparring freestyle. Allenarmi con lui mi ha dato delle solide fondamenta in Eskrima e le sue abilità di insegnate mi hanno consentito di apprendere molto velocemente.

Mi sto allenando con lui ormai da 22 anni ed ancora continua ad ispirarmi con la sua maestria nella conoscenza delle sfumature delle Arti Marziali Filippine.

 

L’altro sistema che insegna è il Sayoc Kali, come e perchè ne ha iniziato lo studio?

KG – sono stato introdotto a Pamana Tuhon Chris Sayoc da Guru Mark Wiley a un seminario in Philadelphia nel 2002. Avevo saputo della grande evoluzione del Sistema Sayoc Kali (www.sayoc.it)  dagli anni novanta e ho il piacere di studiarlo ormai da 12 anni.

Quello che mi ha affascinato del  sistema è il livello di dettaglio nell’uso del coltello. Lo studio dei Vital Templates (Obbiettivi vitali) ha ampliato significativamente la mia conoscenza dell’anatomia e come sopravvivere ad attacchi di arma da taglio.  La pratica dei Transiction Drills (Drill sulle transizioni o flussi) della Famiglia Sayoc ha portato la mia sensibilità tattile ad un livello più elevato. La sensibilità tattile è un attributo essenziale che bisogna avere e sviluppare per sopravvivere agli attacchi di coltello.   Inoltre il Sayoc Kali è un sistema ben strutturato e ha un curriculum (programma di studio) progressivo che contiene molte formule (principi e regole) per imparare ed insegnare il sistema.  Se vuoi acquisire skill pratici ed utili per la difesa da coltello o semplicemente ampliare i tuoi skill, il Sayoc Kali è un sistema superbo da studiare.

 

Il Governo EU ha emanato della legislazione per restringere l’uso di certe armi usate nelle Arti Marziali , come senti che questo impatta nell’allenamento nelle Arti Marziali Filippine in Europa?  Sei preoccupato per tali restrizioni?

KG –  non sono preoccupato per queste restrizioni, in quanto tutti gli istruttori di Arti Marziali Filippine responsabili insegnano con armi da allenamento sicure e questo è il motivo perché usiamo bastoni in rattan, invece di armi affilate quali bolo (macete) e i coltelli da allenamento che usiamo sono in allumini e non affilati.  Comunque non usiamo coltelli da allenamento in gomma flessibili, che sono sicuri ma non realistici.

Molte delle armi che sono ora proibite, come il Balisong (coltello a farfalla) o Tabak Tayok (Nunchaku), sono state purtroppo utilizzate in modo pericoloso da criminali contro le loro vittime.

Ci sono armi tradizionali che richiedono considerevole allenamento per maneggiarle senza ferirsi, ma la realtà è che i criminali usano più armi occasionali o oggetti di  uso comune quali coltelli da cucina, taglierini o lame improvvisate – come carte di credito affilate o tagliabalsa.  Così sebbene i Governi possono avere buone intenzioni nel vietare armi specialistiche, in realtà non offrono una soluzione a lungo termine del vero problema.

 

Qual’è il maggior vantaggio nell’allenamento delle FMA rispetto alle altre Arti Marziali in cui ti sei allenato?

KG –   Le Arti Marziali Filippine che ho studiato sono molto complete, in quanto coprono tutte le distanze del combattimento e tipologie di armi, da armi da lancio, flessibili, armi da percussione o da taglio e tecniche sofisticate senza armi. Insegnano anche come combattere in gruppo o contro più avversari, elementi fondamentali  per imparare a sopravvivere ai diversi tipi di attacco.

Altre Arti Marziali Filippine  spesso si focalizzano più su aspetti sportivi e sono praticate ad esempio da  coloro che vogliono partecipare ai combattimenti di bastone (stick fighting).  Il bello del Kali-Eskrima è che ha qualcosa da offrire ad ognuno e  può essere allenata in modo leggero o più forte, per cui è un’Arte duttile e multiforme.

 

Alcuni stili di FMA sono stati criticati da circoli di Arti Marziali a causa dell’enfasi che danno all’uso di coltelli e si ritiene che ciò possa determinare una predisposizione mentale malsana e incoraggi paranoia tra i partecipanti, desidera rispondere a questa critica?

KG – prima di tutto, per capire un’arte marziale bisogna investigare su quali attributi lavora e come si sviluppa.  Dopo una delle mie prime sessioni di allenamento, molti anni fa, ricordo che chiesi ad Abner Pasa “cosa avrebbe fatto se non avesse avuto un coltello?”  Lui mi guardò sorpreso e disse “perchè non avrei dovuto avere un coltello?”  La risposta rivelava che le Isole Filippine hanno sempre avuto una tradizione di armi da taglio.

Ora, quando un’Arte Marziale lascia la sua terra nativa ed emerge in un luogo differente si verificano certi adattamenti al nuovo ambiente.  Conseguentemente molti insegnati di FMA in UK adattano i movimenti del combattimento con il coltello a una penna o ad una matita e le tecniche di bastone vengono traslate e adattate a riviste piegate od ombrelli.  In questo modo vi è un trasferimento di skill ad utensili di uso comune non vietati.

Alcuni confondono la paranoia con l’attitudine a sviluppare una consapevolezza dell’ambiente circostante.  Essere fortemente consapevoli e preparati ad agire sulla base dei segnali e degli stimoli che possono arrivare dall’ambiente circostante non è una situazione mentale negativa.

Profilare degli individui, usando tecniche di mappatura mentale, anche per rilevare lame nascosta e capire il territorio, sono caratteristiche che è necessario avere per reagire prontamente ad un attacco di coltello.

 

Il suo allenamento e ricerca Le hanno permesso di sviluppare abilità particolari, ha avuto delle esperienze in quelle occasioni inusuali  che desideri raccontarci?

KG – ce ne sono state molte, ma una più di altre mi torna in mente. Una volta stavo visitando un Gran Master di Eskrima, nell’isola di Cebu.  Mi stavo allenando al combattimento con il bastone con uno dei suoi allievi più esperti che provò una spazzata di piede. Io istintivamente feci una contromossa, annullai il suo attacco e lo disarmai dal bastone. Il Gran Master si alzò di scatto e mi venne velocemente incontro, finse un attacco alto e mi colpì invece violentamene ad un  ginocchio (posso ancora sentire il dolore di quell’attacco). Quello che ho realizzato in un secondo tempo è che il disarmo da bastone aveva causato una perdita di immagine e che nelle Filippine, per ragioni culturali, ciò era percepito come una sfida. La reputazione dello stile (offeso dal mio gesto) doveva essere ripresa dal Gran Master che per questo reagì tal modo.  Fu una lezione che mi disse molto circa la Cultura delle Arti Marziali Filippine

 

Se avesse più tempo preferirebbe allenarsi in un’altra Arte Marziale o di più in una di quelle che già studia ed insegna?

KG –  negli ultimi 30 anni ho avuto il privilegio di allenarmi nel tempo in diverse Arti, come

Tetsudo Karate, Western Boxing, Brazilian Jiu-Jitsu, and Jeet Kune Do Concepts.

Comunque il Kali e l’Eskrima sono le Arti in cui mi sono specializzato. Warriors Eskrima e Sayoc Kali sono sistemi davvero completi e vasti, in quanto hanno molti settori sviluppati in profondità.  Per avere una Maestria nei diversi settori devo quindi allenarmi e studiare solo questi sistemi. La leggenda dell’Eskrima, Grand Master Ciriaco “Cacoy” Canete, una volta mi ha detto che stava ancora cercando di migliorare la sua Eskrima, anche se si stava allenando già da 75 anni! Che pensiero modesto.

 

Molti Marzialisti esperti nel combattimento a mani nude, sembrano aggiungere nel loro repertorio elementi delle Arti Marziali Filippine, pensi che ne possano beneficiare? 

KG –   si, ne possono avere grande beneficio.  Infatti questo è uno dei motivi per cui le Arti Marziali Filippine sono cresciute di popolarità inizialmente e continuano ancora oggi a destare interesse. Penso che diversi esperti di Arti Marziali senza armi apprezzano l’allenamento pratico con le armi delle Arti Marziali Filippine e i suoi parallelismi con i movimenti a mani nude.  Ciò lo rende molto più facile da integrare e assimilare nella loro pratica.

 

Molti Marzialisti hanno avuto alti e bassi nel loro allenamento, potrebbe dirci  a tale proposito i suoi ricordi personali preferiti e il suo momento peggiore?

KG – ci sono stati molti momenti memorabili.  Ancora ricordo il ritorno a casa dalla mia prima lezione di Arti Marziali e come sentivo che ciò sarebbe stato un viaggio speciale per me. Avere studenti mi fa capire che ho un ruolo positivo per loro e mi aiuta a migliorare le loro vite, dandomi molta soddisfazione.  Il punto più basso è stato quando praticando le Arti Marziali ho subito consecutivamente dei traumi e sebbene trentenne  il mio fisico sembrava consigliarmi di cambiare professione, se continuavo su quella strada.  Ho capito quindi che non avevo alternative, ho accettato la realtà che dovevo ascoltare il mio corpo e su tale base adattare il modo di allenarmi.

 

Questo mi ricorda una conversazione che ho avuto con il mio insegnate di Pangamut (sistema di combattimento Filippino senza armi) – Estaneslao “Tanny” del Campo.  Tanny era stato un boxer professionista negli anni ’50 e aveva combattuto per il titolo mondiale un paio di volte e aveva trascorso una vita molto atletica. Allora settantenne gli chiesi come aveva fatto fronte alla riduzione delle performance fisiche e cardiovascolari conseguenti all’età. Lui mi sorrise e disse “non ho più bisogno di allenarmi fisicamente, io ho questo…” e mi mostrò un Panantukan Karambit (un Karambit con l’anello tra lama ed impugnatura)!   Aveva adattato il suo allenamento.

 

Come è possibile studiare con Lei in Italia?

KG – Guro Marco Bellani mi sta invitando in Italia da oltre 12 anni.  La sua organizzazione Summa Maxima (summamaxima.com) sta facendo un gran lavoro per promuovere in Italia il Warriors Eskrima e il Sayoc Kali.  Marco, già esperto anche di altre Arti Marziali, ha un gran rapporto e mutuo rispetto con altri Marzialisti Italiani di gran livello. Sono stato molto fortunato a lavorare con persone così e uno il M°Marcello Giannola, gà Maestro di Kyusho e socio di Marco, è diventato anche mio studente nel Kali Eskrima ed organizza regolarmente corsi a Palermo.

 

Può dirci qualcosa circa il suo regime di allenamento?

KG – per realizzare una maestria ed eccellenza nelle Arti Marziali bisogna seguire il seguente processo:

1)      Imparare = Acquisire nuovi skill motori (tecniche)

2)      Praticare = Ripetere, come si dice  “La ripetizione è la madre dei skill”

3)      Padroneggiare  = Sviluppare buona forma

4)      Attuare = Applicare (Sparring)

5)      Mantenere = Insegnare

 

Così nel mio allenamento personale mi piace aver un bilanciamento tra pratica, tecnica e drills, con molte ripetizioni – che consentono di mantenere buona forma. Mi alleno con equipaggiamenti specializzati e faccio sparring regolarmente, così posso migliorare il timing con cui applicare le tecniche. Insegno ogni giorno, che è un gran modo per mantenere la conoscenza complessiva.

 

Tutti gli Artisti Marziali hanno una particolare visione della relazione tra Maestro e Studente, quale è il suo punto di vista

KG – la richiesta principale di ogni Maestro è che gli studenti non diano un nome sbagliato alle Arti Marziali Filippine. Rispetta il tuo Insegnante, gli studenti  più anziani e quelli a seguire. Non parlare negativamente degli altri stili, perché ognuno ha qualcosa da offrire.  Non cercare combattimenti, ma fai attenzione, sii preparato e  pronto  a proteggere te stesso e i tuoi cari in ogni momento.   Credi in te stesso e nel tuo sistema, o come dice il mio Maestro Pamana Tuhon Chris Sayoc “abbi fiducia nel tuo allenamento”.

Kyusho di M° Marcello Giannola

Kyusho e la sua Integrabilità

Lo studio anatomico-funzionale integrato nell’arte marziale

La traduzione della parola Kyusho in “Punto Vitale”, mai come oggi è così aderente alla realtà, non è più da considerare solamente e strettamente collegata alle zone vitali ” del corpo umano ma anche, in termine di atteggiamento nei confronti di ciò che è realmente vitale nella conduzione della nostra vita di tutti i giorni. Uno status mentale appunto che ci porta a considerare Punti Vitali, tutte le problematiche a cui siamo costretti a affrontare nelle grandi città o metropoli in cui viviamo ed a cui porre rimedio,.

E’ da anni ormai che il kyusho è entrato a far parte dl quelle imprescindibili informazioni necessarie allo sviluppo personale In termini di miglioramento in diversi campi della vita reale quali possano essere principalmente : la Sicurezza, la Salute ed li Benessere. Negli anni passati a studiare il kyusho abbiamo riscontrato ampie possibilità di applicazioni ed ideato dei programmi Internazionalmente riconosciuti, basati sull’esperienza soprattutto in campi quali la Sicurezza con applicazioni inerenti la Protezione: Professionale (Forze dell’ordine e pronto intervento), Personale, Femminile, Familiare, Domiciliare, ed anche un programma Anti-abduzione per i piccoli ma ancora programmi per la salute ed il Benessere tramite il sollievo dal dolore causati da disturbi stagionali, passeggeri ma anche cronici agendo esclusivamente sul sollievo del dolore, ma ancora spesso si è portati a dare risalto ad un solo aspetto che è quello Marziale.

Da sempre le arti marziali dell’arcipelago Indonesiano ad esempio includevano l’utilizzo dei punti vitali a 360 gradi e quindi ritroviamo anche sequenze di tecniche che utilizzano questa conoscenza in certi stili di Pencak Silat denominazione ufficiale usata per Indicare l’arte marziale praticata in quest’area del sud-est asiatico: Indonesia, Malesia, Singapore, Brunei Darussalam, sud Filippine, sud Tailandia e anche varie isole vicine. Una costellazione di stili, ovunque rintracciabile, sia pure con variazioni nel nome e negli stili questi punti o zone, sono anche presenti nell’Arnis o Kali Filippino e tante altre arti orientali. Queste aree vitali, che comprendono anche aree molli non alienabili sembrano essere state utilizzate per millenni nei conflitti e nelle guerre In tutto il mondo ed altrettanto descritte in centinaia di pubblicazioni del passato, ora trovano una maggiore specificità visto le nuove conoscenze, che la scienza, attraverso lo studio dell’anatomia funzionale riscopre e ci consente di renderle utilizzabili In un conflitto. Quindi tale conoscenza ci porta oggi a non poter fare a meno di uno studio specifico di tali punti alla luce di un riscontro oggettivo anatomico funzionale che un buon marzialista non può non conoscere o si spera.

In questa serie tecnica vi mostro l’applicazione di alcuni semplici punti in una delle sequenze tecniche utilizzate nel Panantukan dello stile Warriors Eskrima, il Panantukan è la transazione da tecniche a mano armata di coltello a quelle a mani nude.

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La sequenza tecnica è la seguente:

Su Cross e diretto dell’avversario colpisco con dei hammer fist, utilizzando la parte contundente del polso, le braccia nei punti TW 5-6-7-8 (Fig.2,3) ; questi punti denominati cluster sono situati tra le depressioni intramuscolari del muscolo estensore delle dita ed Insistono sopra Il nervo mediano (una ramificazione Terminale del Plesso Brachiale e del braccio), nello stesso tempo utilizzo il mio gomito destro per colpire le falangi della mano dell’attaccante ed i suoi relativi muscoli (Estensor digitorum) (fig.4,4a)

fig.1, .2, 3, 4 per poi colpire il TW 11 (fig.5,6,6a), questo punto è situato sul tendine del Tricipite, muscolo antagonista del bicipide. Successivamente al colpo,fig.4a, 5, 6, 6a utilizzo ancora il punto H2 (fig.7,8,9,10) situato sul nervo ulnare appena sopra il gomito dove insiste anche l’arteria collaterale ulnare, lo utilizzo per ruotargli il braccio e consentirmi dl inserire li mio per una successiva chiave all’articolazione scapolo-omerale. fig.7, 8 , 9 , 10  mentre con l’altra mano premo i punti LI 18 (fig.11,12) posti sul collo in coincidenza del nervo cervicale trasverso, posto appena sopra il muscolo sternocleidomastoideo, debilitando l’intero corpo. Il colpo successivo sembra quasi scontato essere la testa, ma per motivi tattici e tecnici questa volta colpisco un punto della spalla, meno difficile da poter difendere a differenza della testa, (ecco spiegato) questo colpo di ginocchio lo sferro sul punto L1(fig.13) in quanto trova scoperto a causa della presa al braccio Tale punto situato tra i muscoli del deltoide anteriore e del grande pettorale ed è situato sopra la vena cefalica e un Insieme di nervi posti uno vicino all’altro come il nervo ulnare ell nervo cutaneo mediale.

fig.11, 12, 13 Da qui 2 possibilità o finire atterrando sulla sua caviglia sinistra con il mio piede destro e più specificatamente nel punto SP 6 (fig.14) situato 4 dita circa sopra il malleolo, osso sporgente della parte finale della tibia nella parte Interna della gamba, il punto si trova esattamente sopra la vena ed il nervo denominati entrambi safena. fig.14 oppure continuare ad applicare pressione sul punti LI18 ed realizzare la tecnica Puter Kapala per atterrare l’avversarlo mantenendo la leva sul gomito ed il ginocchio possibilmente sulla zona del TW17 (fig.18) appena sotto l’orecchio nell’area mandibolare dove è presente un plesso nervoso dove va esercitata una pressione contro l’estremità della mandibola. Successivamente facciamo un cambio di gamba andando a comprimere 11 punto del tronco SP 21 (fig.19) situato a metà tra la base del braccio e la parte superiore del fianco esattamente tra la 7a e 8a costola dove oltre a comprimere la cassa toracica, comprimeremo anche il nervo spinale toracico T07 ramo anteriore. Fig.15, 16,17,18,19. La sequenza tecnica precedente descritta tipica delle arti marziali filippine ed indonesiane è la dimostrazione di una possibile integrazione tra le arti marziali o sistemi di combattimento, con la conoscenza profonda dell’anatomia funzionale, un visione del Kyusho scevra da considerazioni esoteriche, deduzioni considerate veri e propri miti e teorie complicate.

Un ritorno Insomma, alle origini, quando anche gli antichi testi di origine indiani, cinesi e successivamente anche quelli giapponesi differivano nel considerare la stessa cosa l’arte di colpire i punti vitali ed I punti dell’agopuntura; in quanto li primo causasse maggiori e profonde debilitazioni rispetto alla seconda, così come si evince da scritti di scuole giapponesi come quella Takeuchi, Seigo, Muso e tante altre.

Concludo dicendo che il Kyusho, nella sua applicazione per la protezione personale, è l’arte dl debilitare il corpo dell’avversario in maniera profonda, ma necessita tempo ed una corretta Informazione e formazione, attraverso un metodologia di insegnamento funzionale, proprio come quella Insegnata dal Kyusho International® del Maestro Evan Pantazi, altrimenti, come scriveva il Maestro Henry Plée In merito all’arte di colpire I punti vitali, “…è estremamente facile restare a livello della sola conoscenza intellettuale.”

 

Marcello Glannola

CertIfyIng Instructor

Itallan Representative

SERAK-SERA-SERAH-PUNCAH SERAH

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Il Serak Silat è un’antica arte marziale, che ha un’origine molto lontana nella cultura Majapahit, temprata da secoli di combattimento reale, sia armato che a mani nude. Codificato con la conoscenza e l’attenta analisi di un grande esperto di arti marziali, Pendekar Victor De Thouars, che è il Maestro di Ustad Guru Dan Inosanto nel Serak Silat. Pendekar Victor De Thouars ha applicato le sue conoscenze di esperto ingegnere aereonautico per ottimizzare ogni aspetto delle tecniche, del combattimento e dell’insegnamento.
Hormat (rispetto e onore), pace, combattimento (capacità di combattere) sono i nostri princìpi fondamentali!

Nell’ampio e variegato mondo delle arti marziali, dagli anni ottanta il Silat (o Pentjak Silat, o Pencak Silat), l’arte marziale indonesiana, è diventato particolarmente popolare nella scena internazionale, tanto che, grazie alla sua grande efficacia, è stato rapidamente adottato in tutto o assorbito in parte nei sistemi di molti eserciti e reparti di forze speciali. Con il termine generico di SILAT, si comprendono tutte le arti marziali indonesiane, che sono oggi centinaia di stili, ma è accertato che i più antichi sono Cimande, Cickalong, Sera (o Serak), e Harimau a Sumatra. Questi stili di Silat, nel corso della loro evoluzione, si sono per certi aspetti influenzati a vicenda. Il fondatore del Sera Silat (conosciuto nel mondo occidentale come Serak Silat), fu Pa Sera (1783-1885), che a quanto pare aveva il braccio sinistro e la gamba destra deformi. Nonostante il suo handycap, egli fondò uno stile che divenne rapidamente famoso per l’efficacia e la potenza delle tecniche, associate ad una strategia molto fine e ad uno studio attento delle geometrie di combattimento. I principali discepoli noti di Pa Sera furono Emas Djoet (1840-1930), Emas Rhoen (1865-1938) e Emas Mustafa (1868-1938).
Senza dubbio l’uomo che per primo ha reso popolare il SILAT nel mondo occidentale, già a partire dai primi anni Sessanta, dedicando molto tempo alla codifica dello stile, è stato Pendekar Victor De Thouars, insieme con il fratello maggiore scomparso nel 2013, Pendekar Paul de Thouars.

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Pendekar Victor De Thouars ha ampiamente codificato sia le tecniche che metodi di insegnamento. Questo ammirevole insegnante capo-scuola del Sera/Serak Silat, ha avuto una vita molto avventurosa.
Nato da un marchese di origine franco/olandese e da una madre indo (con una bisnonna di origini Dayak), visse in Indonesia fino alla fine della seconda guerra mondiale, poi negli anni Cinquanta si recò nei Paesi Bassi (Olanda), passando per altri paesi europei (tra cui l’Italia), e poi si stabilì negli anni Sessanta negli Stati Uniti. Per gli Stati Uniti combatté anche in Vietnam, e poi fu negli Stati Uniti che diventò prima un esperto ingegnere aeronautico, e molti dei progetti da lui sviluppati sono in uso ancora oggi, e poi un pioniere nella ricerca sulle “Energie Rinnovabili”. Una vera passione per Silat, e in particolare il Sera Silat, distinse Pendekar Victor De Thouars fin da bambino, quando con l’aiuto di sua Madre iniziò a studiare in Indonesia sotto Pak Tisari Mardjoeki, allievo diretto del Emas Rhoen. Poi lo studio serio del Serak continuò negli anni ’50 nei Paesi Bassi, dove Victor De Thouars arrivò prima dei fratelli, sotto la guida esperta dello zio John De Vries (1890-1972), che aveva imparato Sera Silat direttamente da Emas Djoet. Così Pendekar Victor De Thouars fu certificato dallo zio anche nel lignaggio di Emas Djoet, a mio parere complementare a Emas Rhoen, per una conoscenza completa del Sera/Serak Silat.
La famiglia De Thouars in seguito si riunì negli anni Sessanta negli Stati Uniti: i fratelli Maurice (1928-2014), Paul (1930-2013), Victor De Thouars e Willem De Thouars (1936). Willem De Thouars divenne esperto di Kuntao, si trasferì nella California del Nord e poi in Colorado e sviluppò il suo proprio sistema di Kunlun Pai.
Paul e Victor restarono in California, e cominciarono ad allenarsi e ad insegnare Silat insieme nel nuovo continente.
Pendekar Victor De Thouars (1941), il fratello più giovane, divenne famoso per la sua forza fisica, era solito allenarsi spaccando noci di cocco a mani nude (lo fa ancora oggi !!!), e spezzando con le tibie tre mazze da baseball legate insieme, ma si occupò anche della meticolosa codificazione del Sera/Serah/Serak Silat nelle due scuole da lui studiate (Emas Djoet e Emas Rhoen), aiutato anche dalla sua particolare forma mentis di ingegnere aeronautico. Tuttavia egli divenne esperto anche in altri stili di combattimento come la Scherma, in cui egli è “Maestro”, il Muay Thai, la Boxe, il Judo. Sposò Jane F. de Thouars, che divenne esperta di Puncah Serah Silat ed è anche esperta di Aikido, il suo Maestro di Aikido Shihan Francis Takahashi ha portato molti Maestri di Aikido dal Giappone agli Stati Uniti nel corso degli anni.
Quando il fratello maggiore Maurice tornò in Olanda, la guida del Serak Silat passò al fratello Paul, come era consuetudine a quei tempi, perché Paul aveva 11 anni più di Victor. In seguito il fratello Paul nel 1982 decise di lasciare a Pendekar Victor De Thouars la guida del sistema del Serak Silat. Egli rilasciò anche a Victor un “Certificato di Completamento” (da noi pubblicato), che indica che Victor De Thouars aveva completato il sistema già nel 1964, e indicando nello stesso documento che Maha Guru Victor De Thouars avrebbe preso il suo posto nel titolo del Pendekar, come è stato annunciato anche in un video del 1987 realizzato da Tortoise Video, di proprietà di Al Iba.
Pendekar Victor De Thouars è l’unico Gran Maestro (Maha Guru) ad aver codificato il sistema con meticolosa attenzione ai dettagli e al programma, il che è impossibile da trovare oggi anche in Indonesia (villaggi di Bogor e Bandung), a causa di un pessimo sistema di comunicazione, per via di una mancanza nella trasmissione delle tradizioni, e perché in Indonesia ciò è più conosciuto come Serak Silat, viene dal lignaggio di Emas Mustafa, ma purtroppo Emas Mustafa aveva prematuramente interrotto i suoi studi con Pa Sera. A causa di errori nelle registrazioni, seguenti alla partenza delle Famiglie de Vries e de Thouars dall’Indonesia, l’insegnamento di Emas Mustafa divenne difettoso, e ora molti sostengono di essere Maestri a West Java. Sarà imperativo nel prossimo futuro, poter condividere con i villaggi di West Java di nuovo le informazioni storiche riguardanti il loro stesso lignaggio giavanese di Silat, in particolare il Silat Serak, nei pressi di Kampongs vicino Bandung e Cilacap, e anche Ponti-Anak a Kalimantan. Certamente sarebbe un grande onore tornare a West Java dove tutto ha avuto inizio.
L’analisi del sistema realizzata da Pendekar Victor De Thouars è così dettagliata, che ha anche utilizzato formule matematiche e fisiche per spiegare lo sviluppo della forza fisica, i colpi, le proiezioni, le leve e gli squilibri. L’analisi delle migliori mosse in ogni posizione, secondo le diverse posizioni dell’avversario, e di tutte le possibili contromosse, sono progettate in modo accurato e con grande attenzione per le geometrie del combattimento, compreso l’allenamento su speciali piattaforme geometriche chiamate Pantjar.

Il sistema è quindi organizzato principalmente in:
(1) Preparazione fisica e condizionamento
(2) Principi (base-angolo-leva, ecc), la struttura adeguata, posizioni di guardia, modi di sviluppare la forza e la potenza
(3) Sequenze di colpi base e bersagli
(4) Garisan e movimenti di base
(5) 18 Jurus base in 3 differenti modi/Scuole: Emas Djoet, Emas Rhoen e Pa Sera, Armi del Sistema “da guerra” (Persentajatan Perang)
(6) versione con variazioni, analisi dettagliata dei singoli movimenti e relative applicazioni di:
a- Lathian Tiga, e studio dei Jurus sul Tiga
b- Sambuts, atterramenti con annientamento dell’avversario e concatenamenti
c- Tenjakan, set di tecniche di percussione (mani, piedi, gomiti e ginocchia) e collegamenti con i Sambuts
d- Buang, tecniche meno letali rispetto ai Sambuts, adatte per controllare l’avversario e renderlo innocuo senza provocare gravi danni
e- Esercizi di sensibilità, “Energy Drills”
f- Sambutan, sequenza di mosse e contro-mosse
g- Jurusan, 6 Jurus avanzati (compresi calci e movimenti a terra) e relativi esercizi
h- Langkah e Pantjar, studio dei movimenti e linee di forza attraverso figure geometriche e piattaforme
i- Masukan, studio delle entrate, in particolare sul Pantjar
l. Jurus e Sambuts con le armi, in particolare con il coltello Pisau. Queste versioni avanzate dei Jurus e dei Sambuts non sono la traslazione di quelli mancini nude, ma sono applicazioni differenti, che comunque possono essere utilizzate anche con le mani nude

Il programma richiede lo studio di molte armi, tra cui un particolare karambit (prodotto da noi), coltelli di diverse dimensioni (da piccoli, di nostra produzione, a molto grandi), Siku-Siku o Cabang o Trisula (corrispondente al Sai), spade, bastone corto dritto, Soempat bastone ricurvo, bastone appuntito, bastone lungo, frusta, molte altre armi particolari, e le armi nascoste.

Il programma è diviso in 10 livelli. Solo sono stati resi pubblici solo i primi 3 livelli, attraverso video didattici.
Questi 10 livelli sono a loro volta divisi in quattro fasi. I primi 3 livelli formano la prima fase, è la fase scolastica di base, chiamata Serak, nome dello stile indonesiano con l’aggiunta di una K.
La seconda fase, più avanzata, è chiamata SERA e comprende Jurus e tecniche realizzati con emozione e ritmo.
Poi abbiamo la terza fase detta Serah, che indica la conoscenza e la comprensione delle prime tre fasi del sistema.
L’arte nel suo aspetto più elevato inizia con gli ultimi due livelli.
Questa è la quarta fase chiamata Puncah Serah, con uso intensivo delle armi, una particolare attenzione alle entrate, alla padronanza di modi di creare potenza, e con una conoscenza dettagliata della migliore geometria di movimento e forza. Per “Puncah” si intende “colpire”, “tagliare”, “distruggere” e nella sua essenza significa “produrre energia”.

In Italia nostra scuola rappresenta Pendekar Victor De Thouars, organizza corsi e lezioni private di Puncah Serah, e soprattutto ha il piacere di invitarlo ogni anno.

Chiunque fosse interessato ad avere maggiori informazioni può contattarci
cell: 349-3232080
mail: info@summamaxima.com

Lista di Accademie Internazionali di Puncah Serah:
(1) Accademia Principale: Perris, California – Pendekar Victor De Thouars, Puncah Serah Ibu Jane F. de Thouars e futuro Guru Hymsys Maat
(2) Bell California: Maha Guru Horacio Rodrigeuz, con Bernard Aragon
(3) Marina Delrey California: Ustad Guru Dan Inosanto
(4) Charlotte, Carolina del Nord: Guru Karl Bolz
(5) Florida: PG Ron Raflowitz
(6) Texas: PG Charlie White
(7) Hilo Hawaii: Guru Kiley Alba
(8) California del Nord: PG. Todd Herrara
(9) Littleton, Colorado: PG: Dr. Charles Blome, e PG. Dr. Mary Blome
(10) New Brunswick – Canada: PG. Dr. Peter Lee
(11) Parigi, Francia: Guru Jean-Yves Pernot
(12) Venezia, Italia: PG Puncah Serah Marco Bellani, con il supporto di Riccardo Rolandi (Milano) e Arturo Gheller (Padova)
(13) Sicilia, Italia: praticanti Puncah Serah  Marcello Giannola e Angelo Cutaia
(14) In Tailandia: praticante Nyk Cowan
(15) Londra, Gran Bretagna: Barinderpal Singh

Informazioni speciali
Pendekar Victor de Thouars insegna Come fare l’antico Keris Mojopahit, (1) Aspetti principali del Keris (2) Utilizzo del Keris
Presto sarà disponibile “L’antico Keris Majapahit” in formato DVD

Summa Maxima provvede a supportare tutti gli studenti che seriamente si avvinano al sistema.  A tale proposito si organizzano seminari e lezioni private o semi private

Il prossimo evento internazionale con Pendekar Victor De Thouars sarà organizzato a Mestre Ve il 20-21 maggio p.v. .

 

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Il Bowie

Da sempre i manufatti narrano la storia dei loro creatori, gli uomini. Così è anche
di oggetti molto particolari che accompagnano la storia umana dalla notte dei
tempi: i coltelli. Di tutti i tipi e di tutte le fogge, adatti ai più svariati usi, ne
hanno seguito l’evoluzione diventando “documenti” che ne narrano la
storia e le epopee. Il coltello di cui parlerò in questo articolo è proprio
la narrazione di un’epopea, quella del Far West americano.

Parleremodi James “Jim” Bowie (10/4/1796 – 6/3/1836), uno dei più famosi
eroi dell’epoca del West, a cui oggi si deve il nome di una tipologia
di coltelli divenuta di uso comune il BOWIE, tipico coltello
americano.

 

 

 

 

 

Tale termine è comunque utilizzato anche per identificare
una specifica forma della punta del coltello, a foglia, ossia convessa
nella parte inferiore e concava o rettilinea nella parte superiore, con però
controfilo solo parziale che mai supera un terzo della lunghezza della lama. Jim
Bowie, capitano delle forze della milizia texana, perse la vita il 6 marzo del 1836
nella difesa di Fort Alamo, vicino all’attuale Sant’Antonio in Texas. Assieme a
lui perirono altri due grandi eroi americani: il celebre Davy Crockett, e William
Barret Travis, comandante del forte, in una celebre battaglia che ricordò per
certi versi quella delle Termopili di Leonida. Meno di 200 texani, per metà volontari,
resistettero per 13 giorni (dal 23 febbraio 1836) all’assedio di oltre 1.700
messicani su un esercito che però contava circa 5000 uomini ben armati ed
equipaggiati, guidati dal sanguinario generale Antonio Lòpez de Santa Anna.
Alla fine furono tutti uccisi, ma diedero il tempo e lo stimolo al Generale Sam
Houston, amico di Jim Bowie, di riorganizzare le forze Texane e vincere le milizie
messicane nella celebre battaglia di San Jacinto del 21 aprile 1836. La fama di
Bowie non è però dovuta solo ad Alamo, ma anche ai numerosi duelli in cui risultava
sempre vincitore, il più famoso è quello di Sandbar. Di sicuro sulla narrazione
del personaggio c’è tanta mitologia, ma era un’epoca in cui i miti
nascevano molto facilmente, entrando in roboanti narrazioni giornalistiche o
addirittura nei romanzi d’avventura europei. Emilio Salgari nel suo romanzo.

 

Sulle frontiere del Far West, cita proprio il coltello Bowie, segno che la fama
dell’oggetto e del personaggio a lui legato erano andate ben oltre il continente
Americano. La fama di Jim Bowie fu duratura, tanto da entrare di diritto nella
cinematografia americana. Il suo personaggio divenne protagonista di molti
film, a partire dal 1915 fino ad arrivare al 2004 con: Alamo-Gli ultimi Eroi di
John Lee Hancock. La figura di Jim Bowie non mancò nemmeno nelle serie
televisive. Ma se il mito risulta ben codificato e inserito nei clichés dell’epopea
del West, moltissimi sono i misteri che avvolgono la sua figura reale, tra cui
anche quelli relativi al coltello da lui utilizzato maggiormente, in particolare nell’ultimo
scontro ad Alamo. Questo perché il coltello bowie ha subìto molte modificazioni
sin dalla sua nascita, tanto che risulta difficile avere la certezza storica
di quale usasse lo stesso Jim Bowie. Informazioni certe e sicure in proposito
non ve ne sono, ma i modelli più accreditati dagli storici sono probabilmente il
Bart Moore bowie (oggetto del presente articolo) e il Musso bowie, così chiamati
dal nome del loro proprietario. Il combattimento con il coltello comunque
richiede caratteristiche ed elementi specifici, che possiamo ritrovare certamente
nel BART MOORE BOWIE, qui presentato in tre prestigiose riproduzioni eseguite
sulla falsariga del cimelio Moore, la prima nel 1985, (in edizione limitata)
dalla statunitense Franklin Mint; la seconda in versione custom, con lama in
acciaio damasco realizzata verso la fine del secolo scorso dall’artigiano statunitense
Robert Blasingame, e la terza un esemplare specificatamente realizzato
su mia richiesta da John Fitzen, famoso coltellinaio ed armaiolo statunitense,
fine conoscitore dei metalli. Il nome BART MOORE BOWIE lo si deve a James
F. Moore che avrebbe ricevuto il coltello nel 1890 da un soldato messicano che
partecipò alla battaglia di Alamo, come pagamento di un debito di cinque dollari.
Secondo il racconto di Moore il messicano avrebbe recuperato il coltello
dal rogo acceso per cremare le vittime, tra cui Jim Bowie. Accortosi che il coltello
di Bowie era stato buttato nel rogo, assieme al suo proprietario, ritornò
dopo qualche giorno per recuperarlo. È evidente che se tale episodio fosse
veritiero si sarebbe salvata solo la lama, in quanto l’impugnatura in legno sarebbe
stata bruciata e i finimenti, codolo, guardia e collare (parte dopo la guardia)
si sarebbero dovuti staccare e perdersi nelle braci. Gli esami compiuti sulla
lama del cimelio la fanno comunque risalire all’epoca di Bowie, mentre le saldature
su guardia, impugnatura e finimenti ricreati lo farebbero risalire alla fine
dell’Ottocento.

BY MARCO BELLANI • PHOTO BY ALESSANDRO BOSCOLO AGOSTINI