Articoli di Arti Marziali, Martial Arts, Self Defense, difesa personale, combatives, close combat, CQC, weapons, armi.    Ci proponiamo inoltre di seguire preparazione fisica, physical training, mental training coaching, knife fighting, combattimento con il coltello. Si potranno avere info e shop su video, riviste, coltelli, equipaggiamento sportivo.   Troverete le seguenti Arti Marziali: Silat, Serak, Harimau, Jeet Kune Do, Jun Fan Gung Fu, Non Classical Gung Fu.  C’è anche il Combatives, Cqc, Kali, Arnis, Ekrima, Panglipur, Warriors Eskrima, Sayoc Kali, Modern Arnis, Scherma.  Questi stili sono adatti per Self Defense e usano Kung Fu, lotta, Boxe, grappling, BJJ, Muay Thai, Krav Maga, Kapap.   E’ possibile inoltre paraticare soft air, weapons, knife fighting, scherma di coltello, scherma occidentale. Il sistema contiene Panantukan, Blade Actitude, Combat taining, Kombat training, ginnastica militare.    Anche altri stili quali Mande Muda, Maphilindo Silat, Sera, Pukulan Pentjak Silat, Pukulan Penchak Silat, Balintawak, Inosanto La Coste Kali. Si esaminano tra agli altri Lameko Eskrima, Lameco Eskrima, Arnis Koredas, Doce Pares, Cimande, Cicalong,  Kombat, Combat, Pamachan,Cidepo, Cidemba.    Troverete tecniche di Serada Eskrima, Larga Mano. Maestri Bruce Lee, Ted Wong, Peter Chin, Tommy Gong, Bram Frank, Inosanto.   Nel Kali e Silat Edgar Sulite, Eric Kruk, Herman Swuanda, Florian Lahner, Hock Hocheinem.   Nel JKD Tim Tackett, Chris Kent, Taky Kimura, Jesse Glover, WNG, Wednesday Night Group, Joaquin Marcelo, Dan Inosanto. E nel Silat  Cecep, Pak Vic, Victor De Thouars, Horacio Rodriguez.  Inoltre Edessa Ramos, Krishna Godhania, Pamana Tuhon, Chris Sayoc, Jimmie Sayoc.

 

 

Il Gm Bram Frank CSSD-SC

Il Gm Bram Frank sin dagli anni ottanta ha assunto un ruolo di primo piano tra i Maestri di combattimento con il coltello, distinguendosi anche per le abilità di disegnatore ed inventore  di  alcuni elementi distintivi dei suoi coltelli  (come l’apertura cinetica e l’indexing), poi nel tempo divenuti di uso comune (ma per questi  aspetti  dedicheremo altro articolo).

Il metodo del Gm Bram Frank trae origine dal Modern Arnis del Gm Ramy Presas, a cui però si sono sommate anche le esperienze nel Wing Chun, nello Small Circle Jiu Jitzu, nei Punti di Pressione (Kyusho) e nei sistemi americani di combattimento con il coltello (dall’utilizzo dei grandi bowie ai metodi WWI e WWII).  L’Architettura del CSSD-SC,  ossia Common Sense Self Defense Street Combat, è assolutamente originale e parte dal tentativo di ordinare il caos che si crea in un combattimento, ossia l’infinito numero di combinazioni  possibili, risposte e contro risposte, suddividendolo in semplici combinazioni, routine, generalmente di 3 colpi, che poi a livello avanzato vengono riassemblate, inserendo variazioni e possibilità di  chiusura del combattimento.  Lo studio è rivolto al Close Combat, ossia al combattimento di corta distanza, ma con il principio di mantenere in ogni momento il controllo della situazione, utilizzare la forza in modo progressivo e non orientare quindi necessariamente l’azione ad eliminare immediatamente  l’avversario.   Il sistema, pur nella sua semplicità, consente di  acquisire in breve tempo elevate capacità nel combattimento ed è stato particolarmente apprezzato da militari e corpi  speciali di diverse nazioni, tanto che  il Gm Bram Frank è stato ufficialmente decretato “IL PADRE DEL COMBATTIMENTO CON IL COLTELLO ISRAELIANO”  e ogni anno si reca almeno una volta, ormai da quasi 30 anni, in tale nazione  per diffondere il suo sistema

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Uno dei concetti fondamentali è spiegare come per fermare un avversario non solo non sia necessario ucciderlo, ma anche meno conveniente, in quanto spesso agendo su punti non immediatamente letali si può arrestare più rapidamente l’azione del l’avversario  e non incorrere nelle ovvie conseguenze che un’uccisione, anche giustificata, può comunque portare.  Per tale ragione il Sistema del GM Bram Frank spesso è stato simpaticamente definito un sistema per good guys  “ragazzi buoni”, ma non per questo meno efficace, …anzi

Per comprendere a fondo tale concetto  devono essere studiati  gli  effetti dei tagli nel corpo umano e la Sua biomeccanica.

La conoscenza della  tecnica di taglio consente di  fermare la capacità di reazione dell’avversario, intaccando le Sue capacità di movimento, senza per questo causarne la morte.

Il corpo umano  deve essere considerato come una  macchina complessa, dove muscoli, tendini e  tessuti connettivi ne permettono il movimento. Andando ad interferire con questi  è possibile  bloccare il movimento del corpo o di una parte di esso.

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I Target:

Le dita della mano e l’avanbraccio:

In filippino viene detto defanging the snake o breaking the snake’s  teeth, ossia rompere i denti del serpente e gli schermitori occidentali  lo chiamavano più semplicemente “disarmo”.

Questo è il primo target al quale possiamo mirare contro un avversario armato. L’avversario se colpito perderà l’arma o la porterà in posizione difensiva.

  • DITA: generalmente tagliando le dita dell’ avversario si fermare l’attacco. Le dita della mano hanno moltissimi nervini, legamenti e tendini, per cui apportando una lesione in questi elementi l’avversario verrà disarmato,  non avendo più la capacità di trattenere l’arma.  Da tenere presente che le dita di un amano sono piccole e quindi facili da rompere e da tagliare.
  • MANO: iI taglio della mano, sia nel lato superiore che inferiore (palmo) causa danni molto gravi e ne impedisce l’utilizzo. Tagliare la parte superiore della  mano causa un gran sanguinamento e impedisce alla mano di aprirsi. Il taglio del palmo della mano impedisce alla mano di chiudersi, in più possiamo facilmente arrivare al taglio del pollice, il che impedisce di trattenere qualsiasi cosa (e procura  gran dolore e shock) .
  • AVAMBRACCIO: l’avambraccio è una zona facile da raggiungere e ha molti target che causano effetti diversi.   Tagliando  i muscoli nella parte esterna si tagliano i nervi estensori che servono al movimento di apertura delle dita della mano. L’interno dell’avambraccio contiene i nervi principali che controllano il polso e il pugno e passano le arterie. Intervenire con un taglio in questa zona causerà danni ai nervi flessori che manterranno la mano chiusa, impedendone l’apertura.

Bicipiti e Tricipiti

  • La funzione del bicipite è far sollevare il braccio e di permetterne il piegamento. Tagliando il bicipite l’avversario non potrà più piegare il braccio la sua posizione sarà rigida e dritta.
  • Il taglio del tricipite causerà invece l’effetto contrario, ovvero l’avversario non potrà estendere il braccio. Questa è la classica posizione del bloccaggio definito a ”collo di cigno

 

Parte superiore del braccio: spalla; trapezio, deltoidi e petto

 

  • Il taglio al deltoide anteriore e del deltoide laterale interrompe la funzione di

rotazione del braccio, nonché di adduzione orizzontale del braccio. Il Taglio al deltoide posteriore impedisce l’estensione del braccio.

Agendo con un taglio alla spalla si inibisce la rotazione del braccio.

Taglio i trapezi  si ferma la rotazione verso l’alto del braccio come pure il sollevamento del braccio.

 

Precisiamo che non serve andare tagliare il dorso o il petto dell’avversario, in quanto può essere letale. Il nostro scopo è disarmare l’avversario e non provocarne la morte  e poi essere  accusati o incriminati di Omicidio.

Gambe e fianchi, Glutei e ginocchia.

Anche questi target sono molto efficaci e vanno ad incidere nella stabilità dell’Avversario,  causando lo squilibrio.

  • Difficilmente un avversario armato si aspetta un attacco alle gambe, per cui tale azione può risultare molto efficace, arrestare il movimento del avversario e causarne la caduta.
  • Anche i glutei sono una zona molto efficace per arrestare un avversario, il dolore provocato da una lesione in questa parte del corpo è molto forte e provoca difficolta di movimento.
  • Il taglio al ginocchio può risultare più difficile, perché necessita di maggiore pressione, tuttavia si attaccano molti muscoli e i danni creati posso quindi essere  molto gravi.

 

Se volete approfondire l’argomento ed ottenere maggiori informazioni vi raccomandiamo i corsi SummaMaxima.

 

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PENKAT SILAT

PENKAT SILAT

Ci sono molti insegnanti di Penkat Silat negli USA.

Alcuni buoni altri un po’ ingannevoli

Guru Eric Kruk è una della gemme nascoste nella comunità Silat negli USA

Il suo approccio non convenzionale al sistema Harimau è molto ricercato

Colori i quali hanno incrociato le mani con Guru Kruk possono testimoniare la sua dinamica abilità di muoversi in ogni direzione con una tecnica semplice ma tremendamente efficace

Guru Kruk è un uomo semplice di umili origini

Questo sottolinea nella sua vita giornaliera e questo richiede ai suoi studenti

Mi ha spesso detto che l’umiltà è la chiave nell’addestramento nel sistema Harymau

In oltre è una caratteristica che desidera dai suoi studenti.

 

 

INTERVISTA  MIKE BLACKGRAVE A GURU ERIC KRUCK MAESTRO PENKAT SILAT A PHOENIX ARIZONA. 

Michael Blackgrave : Da quanto pratichi arti marziali e quali sistemi hai studiato nel corso degli anni?

Guru Eric Kruk :Ho iniziato studiando WING CHUNG KUNF FU per un anno

Ho poi studiato con Sifi Paul Marrero WU-WEI GUNG FU,JKD e MANDE MUDA PENKAT SILAT per circa 6 anni. Qui sono stato introdotto allo studio del Penkat Sylat indonesiano

Sono stato colpito dal BARINGIN SAKTI PENKAT SILAT e mi alleno diligentemente nel sistema

ormai da 11 anni

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Michael Blackgrave : Perchè il BARINGIN SAKTI PENKAT SILAT -cosa ti ha portato al scegliere questo stile

Guru Eric Kruk :Le ragioni che mi hanno portato ad addestrarmi nello stile BARINGIN SAKTI PENKAT SILAT sono l’efficacia e il reale approccio al combattimento,uno stile che si adatta all’attacco dell’aggressore

Lo stile è basato su movimenti istintivi impostati su tecniche precise

Sono rimasto molto colpito nella capacità  con cui un praticante può lottare a terra,rialzarsi,cambiare posizione per confondere quelli che lo attaccano.

Un altro aspetto che mi ha impressionato è stato il fatto che i praticanti Harimau usano  davvero diversi metodi di attacco che comprendono ginocchia colpi inferti con il palmo della mano,calci e manipolazioni cervicali. Sono rimasto sbalordito dalla velocità degli attacchi che si possono infliggere con tanta velocità e ferocia da lasciare nell’impossibilità di reagire l’aggressore.

Quando mi alleno nel Silat posso sentire ogni movimento del corpo

Michael Blackgrave :Alcuni dicono che i polemici stanno rovinando le arti marziali,che ne pensi e quale è la tua opinione?

Guru Eric Kruk :Penso che ci saranno sempre i polemici nelle arti marzili. Possono rovinare le arti marzili in diversi modi. Comunque  chiunque mi conosce sa che non ho tempo per polemiche e gossip che spesso accompagnano uno stile.

Suppongo che alcune persone hanno più tempo di altre per questi futili discorsi

Le arti marziali ci sono sono state tramandate nella speranza che restassimo umili e per la possibilità  di crescere come esseri umani in tutti gli aspetti della vita

Penso che l’aspetto più rappresentativo di un insegnate di arti marziali sia non farsi coinvolgere

nelle discussioni polemiche

occuparsi dei propri affari,concentrarsi sull’addestramento e trasmettere la propria conoscenza.

Un altra cosa è il sostegno agli altri stili e insegnati

Molti di noi oggi non sarebbero  dove sono senza l’aiuto di altre persone

Le persone tendono a dimenticarlo con il tempo

Saranno sempre gelosi o invidiosi degli altri

Preferisco dare un solido esempio su quello che faccio

Spero che gli altri imparino dalle mie azione e non dalle mie parole

Michael Blackgrave :Nel modo di oggi potenzialmente pericolo pensi che le persone si avvicinino

a questi stili per paura è qualcos’altro?

Cosa pensi che porti le persone ad avvicinarsi a questo tipo di stile?

Guru Eric Kruk :La nostra società sta cambiando. Questo a mio parere istillerà sempre paura  nelle persone persuadendoli a cercare soluzioni per la sopravvivenza. Come insegnate di un sistema pronto al combattimento reputo necessario indirizzare queste persone ad un solido stile tecnico e ad una mentalità dove le persone non devono avere paura.

Con il tempo abbracciano questa filosofia e attraverso l’addestramento imparano a gestire diverse situazioni. La violenza sarà sempre una parte della vita

Posso solo parlare delle esperienza avuta attraverso le persone e quanto insegno con l’Harimau

Gli allievi vengono per molti motivi e alcune volte per le ragioni sbagliate.

Ho studenti che vogliono imparare per proteggere se stessi o i loro cari

Altro aspetto è rappresentato da quelli affascinati dallo stile e dall’efficacia in combattimento

Alti che vogliono sperimentare qualcosa di diverso

Ogni allievo ha le sue esigenze ma la cosa più importante e che tutti si allenino assieme con umiltà

,integrità e rispetto reciproco

Michael Blackgrave : Sei favorevole all’addestramento con altri sistemi ?

Guru Eric Kruk :Si penso abbia grande importanza,ho praticato diverse altre marziali prima di approdare al  BARINGIN SAKTI PENKAT SILAT. Pratico tuttora diversi concetti degli stili studiati in passato.

Sono un fermamente convinto che gli studenti debbano avere un solido back ground prima di confrontarsi con altri stili.

Il problema è che al giorno d’oggi gli studenti praticano per poco tempo saltando da un sistema all’altro senza reale apprendimento di un singolo stile

Per mia esperienza istinto naturale e abilità affinate ti terranno in vita non la teoria

Michael Blackgrave :Quale importante ruolo gioca l’Harimau nella tua vita quotidiana?

Guru Eric Kruk : L’Harimau gioca un ruolo importante nella mia vita.

Principalmente mi ha insegnato ad essere un guerriero silenzioso

Faccio la vita di tutti i giorni lavorando prendendomi cura della mia famiglia e allenandomi

Quando devo usare le mie conoscenze vengono fuori naturalmente.

Lo stile Harimau mi ha insegnato ad essere umile a supportare gli altri oltre a darmi la possibilità di svolgere un lavoro caritatevole in Indonesia

L’addestramento mi ha inoltre dato consapevolezza dell’ambiente che mi circonda e delle persone

Mi sorprendo spesso a osservare attentamente i gruppi composti da diverse persone.

È un aspetto comune nel nostro addestramento

Nel mondo odierno cosi violento è un abilità che apprezzo molto

Michael Blackgrave :Puoi spiegarci l’importanza  che ricopre il Silat nella comunità indonesiana?

Guru Eric Kruk : Il Penkat Silat ha un ruolo molto importante nella comunità indonesiana.

La cultura,la danza,la musica assieme al Silat sono aspetti fondamentali di come un indonesiano vive la vita di tutti i giorni. Diviene qualcosa di più di un arte marziale.

È vita per come loro la comprendono all’unisono con le pratiche religiose

Come molti sanno Il sialt è stao praticato per centinaia d’anni in Indonesia.

Quando nazioni straniere hanno occupato la terra,era un mezzo per le persone di difendere i loro familiari la loro nazione i loro raccolti. Al giorno d’oggi è comune per i bambini delle scuole elementari praticare il silat come una classe  in aula scolastica.

Il penkat silat è anche usato come divertimento nei villaggi dove le persone non possiedono radio o televisioni. Le persone viaggiano da tutte le provincia per assistere alle dimostrazioni dei maestri e degli stili da loro rappresentati

Credo che il Silat dia grande onore al popolo indonesiano, è stato trasme4sso di generazione in generazione.

Michael Blackgrave:Molti non avranno mai la possibilità di addestrarsi in Indonesia,puoi spiegarci i vantaggi per una persona di andare ad imparare l’arte dove è nata?

Guru Eric Kruk : So perfettamente che molti non hanno possibilità di recarsi in Indonesia per allenarsi nel Silat, richiede grande devozione,tempo e denaro.

Comunque è una cosa che raccomando.

Si impara molto di se stessi recandosi in una località meravigliosa come l’Indonesia

Si può imparare molto dalla cultura il cibo la storia le persone e l’ospitalità  che l’indonesiano vi darà.

Riguardo all’addestramento è un grande onore  allenarsi in uno stile cosi vecchio nella storia e trasmesso dalle generazioni.

Al giorno d’oggi esiste molto del Silat che non viene mostrato agli stranieri.

Ai pochi che vengono con me in Indonesia dico sempre che tornati a casa non saranno più le stesse persone.

Michael Blackgrave:Cosa rende il  BARINGIN SAKTI PENKAT SILAT cosi efficace?La durezza nell’addestramento,la semplicità?Spiegalo per favore a parole tue.

Guru Eric Kruk : Penso che ciò che rende cosi efficace il BARINGIN SAKTI PENKAT SILAT sia la semplicità. I jurus sono movimenti praticati per attaccare.

Il foot work e l’allenarsi a uscire dagli attacchi degli avversari sono i nostri obbiettivi.

Reputo cruciale allenarsi a ripetizione nelle tecniche di attacco.

Con questo metodo gli studenti migliorano e perfezionano la loro tecnica costantemente. Il respiro e il rilassamento sono obbiettivi per gli studenti per imparare a colpire con potenza e per portare a terra l’avversario e a non andare in panico quando sotto attacco. Questo sistema è nato per affrontare aggressioni multiple.

Il più delle volte con i nostri movimenti riusciamo a vedere cosa l’aggressore stia  per fare e ad impedire il completamento dell’attacco.

Mi piace addestrare i miei studenti con metodi di psicologia da combattimento

Dico sempre nei miei seminari che insegno quanto io fare se coinvolto in una rissa da strada

Adoro tutti quegli insegnati che dicono che non sei pronto per addestramenti superiori o lezioni private quando di fatto non esistono cose come tecniche segrete o addestramenti segreti.

Un maestro di arti marziali o conosce il suo mestiere o non lo conosce.

Mi piace essere chiaro quando insegno o combatto.

Se non conosco un argomento non lo conosco se lo conosco lo insegno

Come Maestro nell’ BARINGIN SAKTI PENKAT SILAT devo insegnare onestamente alle persone la brutale efficacia del sistema.

Michael Blackgrave:Quali sono i tuoi piani per il futuro?

Guru Eric Kruk :Semplice,continuare a vivere e ad allenarmi ogni giorno è per me sufficiente. Continuerò  ad usare parte dei miei proventi per aiutare i bambini negli orfanotrofi indonesiani per dare loro possibilità di vita migliore.

E a Dio piacendo trasmettere l’arte con cui sono stato umilmente benedetto.

Spero che il BARINGIN SAKTI PENKAT SILAT sia riconosciuto in tutto il modo come sistema di combattimento valido per la difesa e altro.

Continuerò con i miei seminari per formare le persone nella cultura Indonesiana e nel Penkat Silat.Il mio obbiettivo è fare si che gli Indonesiani siano orgogliosi delle loro arti marziali che hanno trasmesso a me e al mondo.

 

 

 

 

JKD Un approccio alla verità sulla via della liberazione

In questo ultimo decennio molto si è scritto e si è discusso sul JKD, l’Arte Marziale creata da Si-Jo Bruce Lee verso la fine degli anni 60. Molti esperti e non, hanno espresso il loro parere per chiarire e districare la complessa matassa che avvolge il tormentato ambiente del Jkd.
Tuttavia ogni tentativo di spiegare e delucidare cosa sia in realtà il JKD si è spesso rivelato infruttuoso tanto è risultato di parte e quindi parziale.
Abbiamo così quelli che si definiscono Original che praticano e predicano solo e solamente quello che Bruce Lee insegnava quando era in vita che si oppongono con risolutezza contro i famosi Concepts, i quali vanno oltre al sistema basandosi sul motto Assorbi ciò che è utile e rigetta l’ Inutile… come per dire, il mio jkd non è il tuo(frase ormai defunta che ha fatto il suo tempo).

E allora? Dove sta la verità? Chi ha ragione e chi ha torto?

Tutto ruota attorno alla comprensione di cosa sia veramente il JKD! La risposta al quesito stà tutta lì.
Esiste ancora perecchia confusione, in quanto le frasi del fondatore sono state male interpretate. Si vedono scuole di jkd che lavorano a terra, che chiamano il loro sistema jkd mma, che includono una grande varietà di  tecniche di silat e kali e così via. Purtroppo esse si allontanano dalla verità del combattimento, la quale è semplice e diretta. Come disse Bruce Lee, se si combatte secondo uno stile, un sistema alla fine si finirà per adottare tutte le  restrizioni e limitazioni di quel metodo!
In questo mio scritto io non detterò conclusioni ma mi limiterò a dare dei pareri sulla base di alcune verità assodate. Ora bisogna considerare il fatto che il JKD è l’alter ego del JUNFAN GONG-FU. Tuttavia non sono esattamente la stessa cosa. Il secondo è l’approccio per poter arrivare al primo e assomiglia ad un sistema ben strutturato mentre il primo non ha nè capo nè coda, nessuna via come via e si rifà a tutti gli stili, metodi e sistemi senza però subirne l’ influenza. Bruce Lee amava il confronto con con altri stili marziali del suo tempo, del karate, ju jitsu, judo.. tae kwon do ecc. Grazie a ciò, potè diventare molto critico nei confronti dei loro stili praticati, in virtù di una meticolosa ricerca e perfezionamento del se.  Secondo il suo pensiero, i loro Maestri si erano persi nel mare del Classicismo.

Influenzato dalla filosofia di Krishnamurti, Lee concluse che al posto di guardare la Tradizione da fuori ed impegnarsi in un’ esplorazione delle sue radici, essi si erano lasciati trascinare in una “Morte Verticale” fatta di inutili routine, di “Sezionamenti fantastici della Realtà”cadendo nella cristallizazione delle loro routine.  Il risultato è un allontanamento dalla verità e quindi dalla vera comprensione delle Arti Marziali. L’ ottica di Bruce Lee sancì che troppo tempo veniva speso inutilmente nella pratica delle forme e poco nella ricerca della realtà che è SEMPLICE/ DIRETTA/ NON CLASSICA.

Sulla base di questa concezione, Bruce Lee operò a lungo per approdare ad un approccio scientifico al combattimento(secondo la Fisica Newtoniana). Come ex praticante di Wing-Chun,ne riconobbe i limiti e li sopperì con elementi di Scherme e di Pugilato Occidentale. Fu così che chiamò inizialmente il suo metodo(stiamo parlando di un sistema) > Chinese Gong Fu (o Gong Fu non Classico) e successivamente in seguito a migliorie  JunFan Gong-Fu.

Quello che bisogna sapere per comprendere il jkd è che esiste il processo taoista del pieno&del vuoto. Come lo scultore che modella la sua opera dopo aver accumulato la grezza creta, altrettanto nel jkd è necessario accumulare il fardello della conoscenza(grazie alla base> il Jun Fan GongFu) per poi aprirlo e detrarre, arrivando alla semplicità.In poche parole bisogna dissolvere la conoscenza. Nel contesto del Jun Fan furono inseriti elementi di Chin-Na e Calci tipici degli Stili della Cina del Nord e del Sud. Nel 1967 il Jun Fan Gong-Fu divenne JKD, in vista di una più ampia risoluzione di vedute che abbraccia la lotta senza regole.  Bruce Lee avanzò la convinzione che il lottatore maggiormente pericoloso, fosse quello che sapeva quasi nulla o nulla di Arti Marziali ma che era estremamente deciso e determinato a staccare il naso a morsi a chiunque ed a qualunque costo.
Questa visone collocò il jkd come il nuovo verbo, senza frontiere, limiti e pregiudizi allontanandolo definitivamente dalle regole e dai formalismi. La difesa in una situazione reale non poteva essere standardizzata attraverso le forme in quanto l’oppositore poteva scegliere sceglierne i tempi e d i modi. Così Lee decise di chiamare LA ORIGINE del suo cambiamento JKD, proprio per dare risalto alla decisione estrema di FERMARE IL NEMICO SULLA PORTA.

Bruce Lee ripeteva spesso che per cambiare, diventare un’altra cosa, dobbiamo capire cosa siamo. Conseguentemente il Cambiamento operato da Lee costò molta autoanalisi riflessione,  ricerca e fu sottolineato dallo stesso fondatore come un Concetto, un Metodo senza Metodo, una Via senza Via, proprio per discriminarsi degli stili classici e dai metodi e sistemi rigidi e inflessibili.

Il CORE DEL JKD è l’uomo AL CENTRO DI TUTTO.
L’uomo DEL Jkd si libera da tutti i condizionamenti imposti ed agisce spontaneamente ritornando alla naturale origine,la condizione di principiante. L’uomo come base del cambiamento, come base dell’ esigenza di vedere il problema in profondità. Per questo motivo il JKD è esclusivo, personale e rifugge le masse oceaniche di praticanti. Il JKD è fatto per un elite di Artiti Marziali. Quindi il risultato di questa Summa è che il JKD è SEMPLICE (NON ARTIFICIOSO) DIRETTO (SENZA FRONZOLI) NON CLASSICO (SENZA TECNICHE FIORITE)

Sono questi i suoi tre capisaldi che lo differenziano dal JUNFAN il quale viene visto come il Suo contenitore.  Vogliamo sfatatare l’ idea che JKD è pratica con i bastoni filippini, coltelli e quant’altro tipi che armi del Kali e Silat. Certamente come idea profusa in esso dell’ evoluzione, in quanto l’uomo è in un perenne processo di crescita, ci sono tecniche di Kali e Silat molto interessanti per un Jkd Man. Bruce Lee definì qualità quelle che ogni praticante di Arti Marziali deve sviluppare per eccellere. L’uso delle Armi di sicuro è una valida pratica complementare al JKD in grado di innescare e implementare queste qualità. Lo Stesso Lee amava praticare con le armi e la sua casa di Los Angeles era piena di armi di tutti i tipi. Tuttavia non insegnò mai il loro uso.  Mi dispiace doverlo dire, ma chi partica jkd con l’uso di armi filippine, non sta facendo jkd. Oggi, dalla morte di Lee, le Arti Marziali hanno fatto passi da gigante. Forti della sua innegabile influenza, gli artisti marziali si sono inventate le MMA, come sport di lotta estremo. Ma in tutta onestà non hanno inventato nulla, in quanto Bruce Lee è il vero padre delle Arti Marziali Miste. Tuttavia il messaggio è stato male interpretato e questo non ha fatto altro che dare il via da una miriade di scuole spurie di jkd. La verità è che nel jkd non si va a terra e la soluzione a terra viene presa solo e solamente nel caso in cui non funzionino i colpi per inchiodare o per uscire. La vera Filosofia del  JKD è la strategia del colpire e ancora colpire. Nel Jkd non si mira ad uno scambio perpetuo di colpi. Lo scontro è uno scontro da strada, dove tutto si svolge in attivo(possibilmenTe) e dura molto poco.

Per concludere voglio riportare una frase che Bruce Lee diceva spesso ai suoi allievi: “Tu non devi fare quello che ti ho imparato, devi fare molto di più di quello che ti ho insegnato”.
Ora se siete in grado di fare 1+1, traete le vostre conclusioni.

L’etimologia nelle arti marziali filippine – Francesco Corradino

L’ETIMOLIGIA NELLE ARTI MARZIALI FILIPPINE
di Francesco Corradino

Quando un appassionato di arti marziali, si avvicina al mondo delle arti filippine, per prima cosa (che diciamola tutta, può capitare ogni volta che ci accostiamo a tutte le arti provenienti dal continente asiatico) con cui dobbiamo confrontarci sono le terminologie.
La differenza tra le Arti Filippine e il Kung Fu o il Karate, sta nel fatto  sostanzialmente in questo caso non abbiamo solo un problema di memorizzazione, ma anche di verifica della fonte.

Mi spiego meglio, imparare i nomi cinesi, è solo questione di memorizzazione, poi li stessi li ritroverete sia nella lingua parlata o in altri stili. Nelle arti marziali filippini, potrete imbattervi nella spiacevole circostanza che la stessa parola abbia significati differenti tra i vari stili filippini, molte volte, alcuni danno significati differenti.
Ecco perché molte volte diventa importante la fonte, per capire il significato da attribuire, ed ecco che questo articolo non vuole essere un semplice vocabolario sulle tecniche filippine, quello lo potete trovare semplicemente su un qualsiasi motore di ricerca, ma si vuol disquisire sulla provenienza del termine.
Iniziamo dalle tre parole che indentificano gli stili e cioè Arnis – Kali ed Eskrima, per molto tempo si è creduto che la sua diffusione del termine dipendeva dalle regioni in cui ti trovavi nelle Filippi ne, Eskrima al nord, Arnis al centro, Kali al sud.

In realtà si scoprì che non è esattamente così, cerchiamo di individuare le etimologie delle tre parole, partendo proprio dall’Eskrima:
La versione più accreditata attribuisce al termine Eskrima una filippizzazione del termine spagnolo esgrima, usato dagli spagnoli per distinguere le tecniche filippina di scherma. Alcuni  Maestri asseriscono che è usata per identificare quei sistemi monotematici, che usano un solo tipo di arma, a differenza della maggior parte degli altri stili che hanno invece molte arre di studio nel combattimento.

La versione più accreditata della parola Arnis colloca la sua derivazione nell’oggetto, ossia  “harnees de mano”, che è il nome del braccialetto conosciuto oggi come arnis de mano.  Tale oggetto è  usato per proteggere i polsi durante gli allenamenti con le armi.     Altri  invece asseriscono che l’Arnes, da cui deriva la parola, sia la veste usata dagli escrimatori per esibirsi in pubblico (come sapete quando le Filippine furono conquistate dagli spagnoli  venne proibito l’uso delle armi, per cui per molto tempo i filippini continuarono ad allenarsi simulando  forme teatrali).

Il termine Kali invece è quello più controverso, inizialmente si è creduto che nelle filippine, questo termine non esistesse, che fosse solo una occidentalizzazione dovuta all’esportazione del GM Dan Inosanto di tale Arte in tutto il mondo.  A supporto di tale considerazione si osservava che quando fu organizzato il primo torneo di Arti marziali Filippine, il termine usato fu Arnis e non Kali. Questa teoria fu subito smentita, quando si pote registrare il suo uso come termine di Arte Marziale, nel libro del 1954 di Placido Yamabao, che indicava l’etimologia dalla parola Kalis, come arma usata dagli antichi guerrieri .

Dan Inosanto nel suo libro definisce la parola Kali come la contrazione di due parole:  Lihok, letteralmente mano (o corpo) in movimento.
Recentemente, è uscito un nuovo documentario sulle Arti Marziali Filippine, dal titolo Kali means scrape (“Kali significa graffiare”), chissà non sia questo il vero significato della parola, invece di essere un titolo completamente figurativo.

Uno dei più grossi misconcetti, per non dire abusi, che possiamo trovare nelle FMA (useremo d’ora in poi per indicare le arti marziali filippine o l’Arnis- Kali- Eskrima) è l’uso della parola dumog, usata per ogni cosa tecnica a corta distanza.   In realtà dumog indica solamente la fase di close combat, cioè superficialmente lottare,  per cui  quando ad esempio applichiamo una leva  il termine kunsi è più inerente.   Dumog è l’equivalente di submission. Mentre le tecniche usate nella corta distanza, quali trapping e bloccaggi, vengono identificati con ipit e con walis, si indicano le spazzate mentre con buno le tecniche di spazzate
Le tecniche di lotta con le armi sono chiamate agaw, che è l’equivalente del nostro disarmo, mentre con warwok, si indica la restituzione dell’arma, mentre è ancora nelle mani dell’avversario.

In ogni corso che si rispetti la prima cosa che si insegneranno è la guardia (bantay), che può essere quella alta col bastone appoggiato sulla spalla (abierta ) o col bastone di fronte al petto, pronto ad essere usato di rovescio(serrada), il bastone probabilmente sarà il nostro primo compagno di viaggio, normalmente viene chiamato olisi, ma esistono tanti altri nomi, che dipendono dalle sue peculiarità: Baston,  pat pat, tukod, istik, pamalo, sika, ararog.
Dopo aver imparato gli attacchi base(cinquo tiros) potremmo addentrarci nella loro difesa(abecedario), probabilmente passeremo ad usare il doppio bastone e impareremo uno dei primi esercizi e cioè il sinawalli.

La traduzione di sinawalli, non è proprio così semplice, letteralmente significa sbandierare(ondulare), molti la traducono con armi incrociati, per indicare la peculiarità dell’esercizio.  Ad oggi tutti indicano con sinawalli qualsiasi esercizio con due bastoni, per cui ormai con sinawalli si intendono l’insieme delle tecniche col doppio bastone.

Dopo le tecniche, si potrebbe iniziare a studiare esercizi inerenti la fluidità, che è la peculiarità degli stili filippini.    Uno dei primi esercizi che si insegna è l’hubad lubud, letteralmente legare slegare, dove potremmo iniziare ad inserire le varie tecniche di colpi quali: siko (gomiti), tuhod (ginocchia), sipa (calci) songab(colpi di dita), gunting (colpi agli arti con un movimento a forbice) etc etc…

Un altro esercizio che insegna la fluidità è la sumbrada, che molti e traducono ombra (shanino), forse per via della somiglianza della parola con sombrero.   In realtà ormai la traduzione assodata è “contra to contra”, cioè ribattere colpo su colpo, rispondere ad ogni colpo, per far capire l’utilità dell’esercizio.  Molti identificano con sumbrada  il primo colpo di questa serie di tecniche (roof block = blocco tetto, parata con bastone obliquo sopra la testa a parare u fendente dall’allto al basso ) mentre la traduzione letterale del termine è più probabilmente  “saltare il fosso, rischiare”.

Protezione Personale – Marcello Giannola

Protezione Personale
Un Sistema di Difesa Globale
Adeguato alle Tue Esigenze Reali
di
Marcello Giannola


*tratto dalla quarta di copertina del libro.

Questo testo, diligentemente redatto si rivolge a tutti coloro i quali sono impegnati nella propria vita quotidiana a vivere la città con le sue insidie ed i suoi pericoli.

In una società aggravata dalla crisi economica che diviene sempre più aggressiva e la quale ci pone davanti numerosi pericoli, l’unica via per potersi difendere è la presa di coscienza dei pericoli stessi.

Per far ciò occorre saperli riconoscere e quindi prevenirli. I consigli dell’autore divengono così, reali tecniche di protezione personale a 360°, dove le strategie evitano il confronto diretto nel quale non sempre se ne esce vittoriosi.

Il valore della propria vita e quella delle persone a noi care ci obbligano ad avere comportamenti adeguati alle situazioni, occorre essere in continuo movimento sempre pronti e duttili al cambiamento.

L’autore ci invita ad essere attenti osservatori, perchè è nella prevenzione la vera protezione personale.

Le abitudini comportamentali faranno la differenza nella nostra difesa così come l’acqua assume la forma del suo contenitore, dobbiamo essere in costante e vigile attenzione ai mutevoli cambiamenti della società.

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Presentazione

Il concetto di utilizzare sistemi di combattimento per proteggere se stessi e gli altri è stato ben presente nel corso della storia dell’uomo che, spesso, spinto dalla necessità, si è ingegnato per creare metodi di lotta che potessero aiutarlo in caso di pericolo e aggressione. Ho conosciuto il Maestro Marcello Giannola in uno dei tanti seminari che la F.I.J.L.K.AM. ha organizzato per la diffusione del metodo federale sull’autodifesa. Ho colto subito una sua particolare propensione tecnica ed una sempre presente attenzione sugli argomenti trattati e, attraverso gli incontri successivi, i colloqui più approfonditi ne hanno delineato la grande passione e conoscenza per la materia, rafforzando il piacere di parlare con lui.  La particolarità e l’ampiezza delle problematiche riguardanti la sicurezza, ne fanno un difficile e variegato terreno di confronto, spesso ispirato a correnti di idee in contrasto tra loro. Anche su questo sono state incentrate le nostre conversazioni, una delle quali è stata l’occasione per mettermi al corrente della stesura dell’opera che si apprestava a terminare. La lettura della bozza, man mano che le pagine scorrevano sotto i miei occhi, è stata occasione di continua, piacevole sorpresa e crescente interesse. Questo libro rappresenta un lavoro articolato, di grande complessità, meticoloso, completo, che si pone ai vertici di quanto oggi è possibile trovare in circolazione relativamente alle stesse tematiche illustrate. Ogni argomento è affrontato con grande rigore, anche attraverso l’ausilio della ricerca scientifica e con la competenza di chi, da anni, presta il suo impegno professionale nella Polizia di Stato a tutela della sicurezza della collettività. Sono stato particolarmente colpito dalla realizzazione del difficile equilibrio nell’illustrare e differenziare i momenti di prevenzione e di azione, frutto ben combinato di solide costruzioni tecniche ed umane. La prefazione, l’analisi geografica e sociologica delle aree metropolitane, l’esame statistico, la diversificazione del territorio, i documenti, gli agenti dei conflitti, la disamina delle situazioni di rischio, le rassegne giornalistiche, i documenti fotografici, le testimonianze, rappresentano pregevoli tessere incastonate mirabilmente a formare un prezioso mosaico. Così come viene ben evidenziata l’importanza di affrontare ogni situazione di rischio con il giusto spirito ed un’ideale condizione psicofisica, senza sottovalutare il pericolo e mantenendo una costante attenzione. Tutto questo senza eccedere nei concetti di presunta invulnerabilità ed eccesso di sicurezza che potrebbero inutilmente mettere a repentaglio la nostra ed altre vite umane. Grazie al Maestro Marcello Giannola per il grande contributo dato allo studio della difesa personale, alla società ed alla tutela del valore umano.

 Enzo Failla – Commissione Tecnica Nazionale M.G.A. – F.I.J.L.K.A.M.


Introduzione

Non è una novità  che grandi sobborghi e quartieri di periferia conosciuti per la concentrazione di atti criminosi, vengano utilizzati dalle grosse aziende di distribuzione, grandi magazzini ed altro, quali zone dove creare ed esercitare la loro professione ciò induce ai fruitori di questi grandi magazzini  a spostarsi verso la periferia delle città  per poter effettuare i loro acquisti esponendosi così a rischi risaputi quali essere vittime di ladri,drogati, rapinatori ed in casi peggiori violentatori e malviventi tutti.

Ma è tutta l’intera città  che diviene un rischio data la sua alta densità di popolazione che racchiude le razze e le tipologie più disparate, ciò comportando la tendenza al paradosso e cioè essere soli in mezzo a tanta gente; quello che però ci deve far riflettere non è tanto questo ma essere intanto coscienti e consapevoli che vi sono probabilità  di incontrare per la vostra strada persone apparentemente per bene che comunque potrebbero essere criminali in libertà condizionata, professionisti della truffa o del raggiro,borseggiatori  e per finire psicopatici, gente instabile e/o comunque nella totalità dei casi gente imprevedibile.

L’aumento della popolazione in ambito urbano, il degrado, la povertà diffusa creano quindi i presupposti ad una civiltà  imbarbarita comunque dal sistema economico attuale oltre che dalle proprie volontà  delinquenziali. Lo stato ed i vari governi che si susseguono sanno della necessità  di sicurezza che anno dopo anno à in continua crescita dovuta alla percezione di sicurezza dei cittadini molto più importante della sicurezza stessa. Causa delle politiche nazionali e locali non sempre il numero di poliziotti presenti nel territorio è adeguato ed in alcuni casi addestrato per far fronte alle  numerose richieste di intervento presso i centri urbani più densamente popolati.  Si rende necessario visto quanto detto in precedenza prendere coscienza della situazione esserne consapevoli e cercare, offrendo il meno possibile il fianco ai nostri oppositori, di essere parte attiva della protezione personale, familiare e domestica senza demandare questo compito così importante alle forze dell’ordine, le quali saranno nostre alleate sempre, ma purtroppo non costantemente presenti come vorremmo.

Volendo riassumere questo in due punti fondamentali:

  • essere parte attiva della mia protezione (non vittima passiva).
  • non demandare ad altri il delicato compito della protezione personale,familiare e domestica .  

detto questo e assimilato queste due semplici regole che ci accompagneranno lungo tutto questo nostro percorso formativo vi auguro che quanto esposto di seguito vi possa tornare utile per la vostra vita quotidiana e quella dei vostri cari.

…“ Nessuno può veramente garantire il futuro. La
cosa migliore da fare è prendere le misure, calcolare i
rischi, valutare la nostra capacità  di occuparsi di loro
ed attuare i nostri piani con fiducia.”…

Henry Ford II

…e ancora…

… “Ciò che separa vincenti e perdenti
è come un individuo reagisce ad
ogni svolta del destino ” …

Donald John Trump

 

Buona lettura
www.kyusho.in

M° Sandro Martinelli

M°  SANDRO MARTINELLI

 

Il M°Sandro Martinelli  inizia la pratiche delle Arti Marziali a Venezia nel 1969 con l’Aikido, per passare poi allo studio del Karate Shotokan sotto la guida del M° De Michelis, con il quale consegue nel 1972   il secondo posto nel campionato regionale e nel 1973 il titolo di vice campione assoluto nel Kumite.

Già cintura nera nel 1974 è Esploratore nel Reg.Lagunari Serenissima ed inizia ad insegnare.   Nel 1979 ottiene il titolo di Istruttore Federale FE.SI.KA  2°Dan e quindi nel 1984 il 3° Dan (F.I.J.L.K.A.M.) e nel 1992  il  4°Dan dall’M.S.P. ITALIA.

Nel Karate Shotokan il 13 gennaio 2012 consegue in Francia il grado  di 6°Dan dai Maestri Dan Pierre Portocarrero (8°Dan) e JP Vignau dell’International Budo Association.

Il 13 aprile 2012 gli viene riconosciuto il 6°Dan dal M°Bill Homann (9° Dan Dillman Karate) nel Sistema  F.E.D. KARATE HOMANN, con il quale ha iniziato un rapporto di collaborazione e rappresentanza in  Italia dal 2009.

Parallelamente all’attività nel settore del Karate il M° Sandro Martinelli ha studiato svariate altre  Arti Marziali, conseguendo diversi titoli, tra cui:

Esperto in combattimento di VAJRA MUTHI, Arte Marziale Indiana

Advanced Instructor in SGS-Street Grapple System e Instructor in SGS FAES ( Filipino – Arnis -Evolution -Sistem), per il quale è anche delegato Triveneto e Responsabile Provinciale

Istruttore CSSD-SC Modular Knife Fighting del  GM Bram Frank

Lahner Tactical Modular Gun Livello 2 – Master F.Lahner – Insegnante Tedesco Forze Militari e di Polizia

Istruttore di Coltello Italiano,  Metodi Regionali e Sistema Militare SAL

Trainer del Sistema Sloveno Ryukyu Kempo Tattical, in uso presso i Corpi Speciali Sloveni ESD – Enota Specialno Delovenia

Dal 2007 al 2010 è stato Istruttore Ufficiale del Combattimento Corpo a Corpo e Coltello del Reggimento Lagunari Serenissima e collabora a Corsi di Difesa Personale con gli Istruttori della Polizia di Stato.

Dal 2016 è responsabile italiano FISFO, il sistema di Close Combat del Maestro francese Cherles Joussot, basato sul Silat Setia Hati Terate del GM Turpen