Kyusho e la sua Integrabilità

Lo studio anatomico-funzionale integrato nell’arte marziale

La traduzione della parola Kyusho in “Punto Vitale”, mai come oggi è così aderente alla realtà, non è più da considerare solamente e strettamente collegata alle zone vitali ” del corpo umano ma anche, in termine di atteggiamento nei confronti di ciò che è realmente vitale nella conduzione della nostra vita di tutti i giorni. Uno status mentale appunto che ci porta a considerare Punti Vitali, tutte le problematiche a cui siamo costretti a affrontare nelle grandi città o metropoli in cui viviamo ed a cui porre rimedio,.

E’ da anni ormai che il kyusho è entrato a far parte dl quelle imprescindibili informazioni necessarie allo sviluppo personale In termini di miglioramento in diversi campi della vita reale quali possano essere principalmente : la Sicurezza, la Salute ed li Benessere. Negli anni passati a studiare il kyusho abbiamo riscontrato ampie possibilità di applicazioni ed ideato dei programmi Internazionalmente riconosciuti, basati sull’esperienza soprattutto in campi quali la Sicurezza con applicazioni inerenti la Protezione: Professionale (Forze dell’ordine e pronto intervento), Personale, Femminile, Familiare, Domiciliare, ed anche un programma Anti-abduzione per i piccoli ma ancora programmi per la salute ed il Benessere tramite il sollievo dal dolore causati da disturbi stagionali, passeggeri ma anche cronici agendo esclusivamente sul sollievo del dolore, ma ancora spesso si è portati a dare risalto ad un solo aspetto che è quello Marziale.

Da sempre le arti marziali dell’arcipelago Indonesiano ad esempio includevano l’utilizzo dei punti vitali a 360 gradi e quindi ritroviamo anche sequenze di tecniche che utilizzano questa conoscenza in certi stili di Pencak Silat denominazione ufficiale usata per Indicare l’arte marziale praticata in quest’area del sud-est asiatico: Indonesia, Malesia, Singapore, Brunei Darussalam, sud Filippine, sud Tailandia e anche varie isole vicine. Una costellazione di stili, ovunque rintracciabile, sia pure con variazioni nel nome e negli stili questi punti o zone, sono anche presenti nell’Arnis o Kali Filippino e tante altre arti orientali. Queste aree vitali, che comprendono anche aree molli non alienabili sembrano essere state utilizzate per millenni nei conflitti e nelle guerre In tutto il mondo ed altrettanto descritte in centinaia di pubblicazioni del passato, ora trovano una maggiore specificità visto le nuove conoscenze, che la scienza, attraverso lo studio dell’anatomia funzionale riscopre e ci consente di renderle utilizzabili In un conflitto. Quindi tale conoscenza ci porta oggi a non poter fare a meno di uno studio specifico di tali punti alla luce di un riscontro oggettivo anatomico funzionale che un buon marzialista non può non conoscere o si spera.

In questa serie tecnica vi mostro l’applicazione di alcuni semplici punti in una delle sequenze tecniche utilizzate nel Panantukan dello stile Warriors Eskrima, il Panantukan è la transazione da tecniche a mano armata di coltello a quelle a mani nude.

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La sequenza tecnica è la seguente:

Su Cross e diretto dell’avversario colpisco con dei hammer fist, utilizzando la parte contundente del polso, le braccia nei punti TW 5-6-7-8 (Fig.2,3) ; questi punti denominati cluster sono situati tra le depressioni intramuscolari del muscolo estensore delle dita ed Insistono sopra Il nervo mediano (una ramificazione Terminale del Plesso Brachiale e del braccio), nello stesso tempo utilizzo il mio gomito destro per colpire le falangi della mano dell’attaccante ed i suoi relativi muscoli (Estensor digitorum) (fig.4,4a)

fig.1, .2, 3, 4 per poi colpire il TW 11 (fig.5,6,6a), questo punto è situato sul tendine del Tricipite, muscolo antagonista del bicipide. Successivamente al colpo,fig.4a, 5, 6, 6a utilizzo ancora il punto H2 (fig.7,8,9,10) situato sul nervo ulnare appena sopra il gomito dove insiste anche l’arteria collaterale ulnare, lo utilizzo per ruotargli il braccio e consentirmi dl inserire li mio per una successiva chiave all’articolazione scapolo-omerale. fig.7, 8 , 9 , 10  mentre con l’altra mano premo i punti LI 18 (fig.11,12) posti sul collo in coincidenza del nervo cervicale trasverso, posto appena sopra il muscolo sternocleidomastoideo, debilitando l’intero corpo. Il colpo successivo sembra quasi scontato essere la testa, ma per motivi tattici e tecnici questa volta colpisco un punto della spalla, meno difficile da poter difendere a differenza della testa, (ecco spiegato) questo colpo di ginocchio lo sferro sul punto L1(fig.13) in quanto trova scoperto a causa della presa al braccio Tale punto situato tra i muscoli del deltoide anteriore e del grande pettorale ed è situato sopra la vena cefalica e un Insieme di nervi posti uno vicino all’altro come il nervo ulnare ell nervo cutaneo mediale.

fig.11, 12, 13 Da qui 2 possibilità o finire atterrando sulla sua caviglia sinistra con il mio piede destro e più specificatamente nel punto SP 6 (fig.14) situato 4 dita circa sopra il malleolo, osso sporgente della parte finale della tibia nella parte Interna della gamba, il punto si trova esattamente sopra la vena ed il nervo denominati entrambi safena. fig.14 oppure continuare ad applicare pressione sul punti LI18 ed realizzare la tecnica Puter Kapala per atterrare l’avversarlo mantenendo la leva sul gomito ed il ginocchio possibilmente sulla zona del TW17 (fig.18) appena sotto l’orecchio nell’area mandibolare dove è presente un plesso nervoso dove va esercitata una pressione contro l’estremità della mandibola. Successivamente facciamo un cambio di gamba andando a comprimere 11 punto del tronco SP 21 (fig.19) situato a metà tra la base del braccio e la parte superiore del fianco esattamente tra la 7a e 8a costola dove oltre a comprimere la cassa toracica, comprimeremo anche il nervo spinale toracico T07 ramo anteriore. Fig.15, 16,17,18,19. La sequenza tecnica precedente descritta tipica delle arti marziali filippine ed indonesiane è la dimostrazione di una possibile integrazione tra le arti marziali o sistemi di combattimento, con la conoscenza profonda dell’anatomia funzionale, un visione del Kyusho scevra da considerazioni esoteriche, deduzioni considerate veri e propri miti e teorie complicate.

Un ritorno Insomma, alle origini, quando anche gli antichi testi di origine indiani, cinesi e successivamente anche quelli giapponesi differivano nel considerare la stessa cosa l’arte di colpire i punti vitali ed I punti dell’agopuntura; in quanto li primo causasse maggiori e profonde debilitazioni rispetto alla seconda, così come si evince da scritti di scuole giapponesi come quella Takeuchi, Seigo, Muso e tante altre.

Concludo dicendo che il Kyusho, nella sua applicazione per la protezione personale, è l’arte dl debilitare il corpo dell’avversario in maniera profonda, ma necessita tempo ed una corretta Informazione e formazione, attraverso un metodologia di insegnamento funzionale, proprio come quella Insegnata dal Kyusho International® del Maestro Evan Pantazi, altrimenti, come scriveva il Maestro Henry Plée In merito all’arte di colpire I punti vitali, “…è estremamente facile restare a livello della sola conoscenza intellettuale.”

 

Marcello Glannola

CertIfyIng Instructor

Itallan Representative