L’ETIMOLOGIA NELLE ARTI MARZIALI FILIPPINE
di Francesco Corradino

Quando un appassionato di arti marziali, si avvicina al mondo delle arti filippine, per prima cosa (che diciamola tutta, può capitare ogni volta che ci accostiamo a tutte le arti provenienti dal continente asiatico) con cui dobbiamo confrontarci sono le terminologie.
La differenza tra le Arti Filippine e il Kung Fu o il Karate, sta nel fatto  sostanzialmente in questo caso non abbiamo solo un problema di memorizzazione, ma anche di verifica della fonte.

Mi spiego meglio, imparare i nomi cinesi, è solo questione di memorizzazione, poi li stessi li ritroverete sia nella lingua parlata o in altri stili. Nelle arti marziali filippini, potrete imbattervi nella spiacevole circostanza che la stessa parola abbia significati differenti tra i vari stili filippini, molte volte, alcuni danno significati differenti.
Ecco perché molte volte diventa importante la fonte, per capire il significato da attribuire, ed ecco che questo articolo non vuole essere un semplice vocabolario sulle tecniche filippine, quello lo potete trovare semplicemente su un qualsiasi motore di ricerca, ma si vuol disquisire sulla provenienza del termine.
Iniziamo dalle tre parole che indentificano gli stili e cioè Arnis – Kali ed Eskrima, per molto tempo si è creduto che la sua diffusione del termine dipendeva dalle regioni in cui ti trovavi nelle Filippi ne, Eskrima al nord, Arnis al centro, Kali al sud.

In realtà si scoprì che non è esattamente così, cerchiamo di individuare le etimologie delle tre parole, partendo proprio dall’Eskrima:
La versione più accreditata attribuisce al termine Eskrima una filippizzazione del termine spagnolo esgrima, usato dagli spagnoli per distinguere le tecniche filippina di scherma. Alcuni  Maestri asseriscono che è usata per identificare quei sistemi monotematici, che usano un solo tipo di arma, a differenza della maggior parte degli altri stili che hanno invece molte arre di studio nel combattimento.

La versione più accreditata della parola Arnis colloca la sua derivazione nell’oggetto, ossia  “harnees de mano”, che è il nome del braccialetto conosciuto oggi come arnis de mano.  Tale oggetto è  usato per proteggere i polsi durante gli allenamenti con le armi.     Altri  invece asseriscono che l’Arnes, da cui deriva la parola, sia la veste usata dagli escrimatori per esibirsi in pubblico (come sapete quando le Filippine furono conquistate dagli spagnoli  venne proibito l’uso delle armi, per cui per molto tempo i filippini continuarono ad allenarsi simulando  forme teatrali).

Il termine Kali invece è quello più controverso, inizialmente si è creduto che nelle filippine, questo termine non esistesse, che fosse solo una occidentalizzazione dovuta all’esportazione del GM Dan Inosanto di tale Arte in tutto il mondo.  A supporto di tale considerazione si osservava che quando fu organizzato il primo torneo di Arti marziali Filippine, il termine usato fu Arnis e non Kali. Questa teoria fu subito smentita, quando si pote registrare il suo uso come termine di Arte Marziale, nel libro del 1954 di Placido Yamabao, che indicava l’etimologia dalla parola Kalis, come arma usata dagli antichi guerrieri .

Dan Inosanto nel suo libro definisce la parola Kali come la contrazione di due parole:  Lihok, letteralmente mano (o corpo) in movimento.
Recentemente, è uscito un nuovo documentario sulle Arti Marziali Filippine, dal titolo Kali means scrape (“Kali significa graffiare”), chissà non sia questo il vero significato della parola, invece di essere un titolo completamente figurativo.

Uno dei più grossi misconcetti, per non dire abusi, che possiamo trovare nelle FMA (useremo d’ora in poi per indicare le arti marziali filippine o l’Arnis- Kali- Eskrima) è l’uso della parola dumog, usata per ogni cosa tecnica a corta distanza.   In realtà dumog indica solamente la fase di close combat, cioè superficialmente lottare,  per cui  quando ad esempio applichiamo una leva  il termine kunsi è più inerente.   Dumog è l’equivalente di submission. Mentre le tecniche usate nella corta distanza, quali trapping e bloccaggi, vengono identificati con ipit e con walis, si indicano le spazzate mentre con buno le tecniche di spazzate
Le tecniche di lotta con le armi sono chiamate agaw, che è l’equivalente del nostro disarmo, mentre con warwok, si indica la restituzione dell’arma, mentre è ancora nelle mani dell’avversario.

In ogni corso che si rispetti la prima cosa che si insegneranno è la guardia (bantay), che può essere quella alta col bastone appoggiato sulla spalla (abierta ) o col bastone di fronte al petto, pronto ad essere usato di rovescio(serrada), il bastone probabilmente sarà il nostro primo compagno di viaggio, normalmente viene chiamato olisi, ma esistono tanti altri nomi, che dipendono dalle sue peculiarità: Baston,  pat pat, tukod, istik, pamalo, sika, ararog.
Dopo aver imparato gli attacchi base(cinquo tiros) potremmo addentrarci nella loro difesa(abecedario), probabilmente passeremo ad usare il doppio bastone e impareremo uno dei primi esercizi e cioè il sinawalli.

La traduzione di sinawalli, non è proprio così semplice, letteralmente significa sbandierare(ondulare), molti la traducono con armi incrociati, per indicare la peculiarità dell’esercizio.  Ad oggi tutti indicano con sinawalli qualsiasi esercizio con due bastoni, per cui ormai con sinawalli si intendono l’insieme delle tecniche col doppio bastone.

Dopo le tecniche, si potrebbe iniziare a studiare esercizi inerenti la fluidità, che è la peculiarità degli stili filippini.    Uno dei primi esercizi che si insegna è l’hubad lubud, letteralmente legare slegare, dove potremmo iniziare ad inserire le varie tecniche di colpi quali: siko (gomiti), tuhod (ginocchia), sipa (calci) songab(colpi di dita), gunting (colpi agli arti con un movimento a forbice) etc etc…

Un altro esercizio che insegna la fluidità è la sumbrada, che molti e traducono ombra (shanino), forse per via della somiglianza della parola con sombrero.   In realtà ormai la traduzione assodata è “contra to contra”, cioè ribattere colpo su colpo, rispondere ad ogni colpo, per far capire l’utilità dell’esercizio.  Molti identificano con sumbrada  il primo colpo di questa serie di tecniche (roof block = blocco tetto, parata con bastone obliquo sopra la testa a parare u fendente dall’allto al basso ) mentre la traduzione letterale del termine è più probabilmente  “saltare il fosso, rischiare”.