OBBIETTIVI

 

Le Arti Marziali e i Sistemi di Combattimento di tipo militare, da sempre hanno fissato degli obbiettivi primari di attacco, dove le difese e le strutture del nemico sono più deboli e quindi più facili da abbattere.   Evidentemente concentrare gli attacchi su tali obbiettivi rende più efficiente tanto l’azione di attacco che di difesa, riducendo il dispendio di energie e garantendo una più rapida vittoria.

L’uomo e la sua struttura fisica, sono il riferimento dell’analisi di ogni Arte Marziale e Sistema di Combattimento, tuttavia gli obbiettivi principali di azione variano e dipendono da fattori quali:

  • Strategia utilizzata nel combattimento (ad esempio lotta al suolo o in piedi)11828565_10153477897224909_2362452143997096862_n
  • Tipo di armi utilizzate di preferenza, da quelle del corpo umano (calcio , pugno) o altre specifiche come armi da percussione (bastoni), da taglio (coltelli, spade) o da fuoco ecc
  • Campo di applicazione, sportivo o combattimento reale

Da tali fattori discendono necessità diverse di conoscenza del corpo umano e dei “Punti di Pressione“, intesi come parti deboli del corpo, in cui l’applicazione anche di una forza ridotta debilita molto l’avversario.

Dove si è sviluppato più un interesse sportivo, che di per se prevede regole, protezioni ed altre limitazioni, ovviamente l’importanza di una approfondita conoscenza dei punti di pressione va in parte (ma solo in parte) scemando.

Anche l’utilizzo di armi riduce la necessità di una conoscenza dei punti di pressione, per cui la rilevanza strategica dell’argomento si ridurre progressivamente passando dal disarmato, alle armi a percussione, a quelle da taglio, alle armi da fuoco  (dalla pistola alla mitragliatrice ecc).  Va peraltro evidenziato che gli obbiettivi delle armi a percussione, quali i bastoni, differiscono in modo significativo da quelli delle armi da taglio e  anche in questo caso variano a seconda del tipo di lama, se si tratta di armi prevalentemente da stocco (daga o fioretto) o da taglio (machete, golok), con lama dritta (bowie, coltello classico) o curva (Kukri, Karambit, roncola, ecc).Homman Marco Bellani Kyusho Punti di Pressione

Esiste anche una correlazione tra profondità della conoscenza dei punti di pressione  e  le caratteristiche del combattimento disarmato sviluppato, in quanto la possibilità di agire in modo più efficiente ed efficace sull’avversario riduce i tempi di azione e offre la possibilità di attivare una difesa attiva che debilita l’attaccante con ogni movimento di parata.

La possibilità di agire su obbiettivi più sensibili migliora la possibilità di successo nel combattimento contro più avversari o nel combattimento disarmato contro chi è armato, in quanto in entrambi i casi il successo è determinato dal tempo impiegato nell’azione.

Nel nostro percorso Marziale abbiamo avuto la possibilità di studiare più stili in cui si faceva riferimento in modo attento a specifici punti di pressione, è il caso dell’Harimau di Guru Eric Kruk in cui praticamente ogni colpo (difesa o attacco) viene portato su specifici punti di pressione, di stili di Arnis come quelli della famiglia SayPunti-di-pressione Kruk Harimau Bellanioc (Tanang Bo Sayoc era fisioterapista esperto di punti di pressione)  o anche sistemi di combattimento evoluti come quello del GM Bram Frank che per molti aspetti si sono basati sulla conoscenza del Kyusho della scuola del GM Dillman, che influenzò anche il GM Prof Remy Presas (fondatore del Modern Arnis) nell’ultima fase della sua carriera.   L’incontro con i punti di pressione è avvenuto anche in molti altri casi , con Maestri Italiani del Kyusho International del GM Evan Pantazi (che non finiremo mai di ringraziare abbastanza) e altri Maestri  americani di stili di Close Combat.

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La nostra Associazione, con il supporto di Maestri esperti nel settore, cerca di rafforzare lo studio delle Arti Marziali e dei Sistemi di Combattimento praticati attingendo nel profondo alla Scienza dei Punti di Pressione.    Lo studio è affrontato in SUMMA MAXIMA applicando i punti di pressione all’interno delle azioni, routine e drill tipici di ogni Stile, senza richiedere l’apprendimento di kata o lo studio di posizioni particolari.  A nostro avviso infatti le posizioni  devono essere assunte in funzione del movimento dell’ avversario o della strategia impostata nel combattimento e non delle tecniche che si vogliono applicare ai Punti di Pressione, i quali devono invece risultare funzionali alla progressione dell’azione impostata e alle geometrie del movimento.

 

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